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Taranto Calcio, denunciati dalla Finanza Enzo D’addario e Gigi Blasi

Enzo D’Addario e Gigi Blasi

Ancora guai per l’ex presidente della AS Taranto Calcio Enzo D’Addario. Dopo il sequestro del 12 maggio scorso, legato alle attività di vendita di auto, in cui la guardia di finanza aveva messo sotto chiave il lussuoso palazzo di via Berardi, i militari del nucleo tributario delle fiamme gialle hanno scoperto una evasione fiscale di oltre 2 milioni di euro ed una mancata contribuzione previdenziale per oltre 4 milioni di euro relative alla squadra di calcio di proprietà di D’Addario fino a pochi mesi fa.

Nell’ambito della indagine, che ha fatto luce sui carteggi fiscali della società tra il 2009 ed il 2011, 6 persone sono state denunciate. Fra queste figurano l’ex presidente della società Enzo D’Addario, l’ex patron della squadra Gigi Blasi, e 4 componenti del consiglio di amministrazione. Tutti dovranno rispondere a vario titolo di falsità ideologica, commessa dal privato in atto pubblico, false comunicazioni sociali e dichiarazioni infedeli.

Nel mirino delle fiamme gialle la compravendita della società da Gigi Blasi ad Enzo D’Addario: i militari avrebbero accertato una cospicua differenza di minor prezzo formalizzato nell’atto notarile rispetto a quello rilevato dalla documentazione. In pratica, secondo la finanza, sulla carta l’acquisto delle quote societarie sarebbe stato effettuato per 450 mila euro, in realtà però gli euro finiti nelle tasche di Blasi sarebbero stati 3 milioni e 250 mila. Una plusvalenza che, dicono i finanzieri, sarà assoggettata a tassazione fiscale.

Ma non è tutto: nei due anni di gestione la società non avrebbe operato le ritenute fiscali per oltre un milione e 600mila euro e non avrebbe versato l’iva del 2011 per 400 mila euro. Accertata una base imponibile di circa 4 milioni di euro sottratta, dalla società stessa, agli obblighi di contribuzione previdenziale. Ed ancora,l’illecita gestione amministrativa secondo quanto accertato dai militari, sarebbe stata possibile in pratica mediante l’interposizione di altre società riconducibili a D’Addario.

Acquisiti i contratti riferiti alla cessione ed utilizzo dei diritti d’immagine, stipulati da calciatori e personale tecnico direttamente con le società che, in realtà, andavano ad integrare indebitamente il reale contratto sottoscritto con la società sportiva secondo le norme federali. Escamotage che avrebbero permesso alla società sportiva di abbattere notevolmente il costo del personale dipendente, in questo modo infatti la società avrebbe potuto, in modo illecito, prendere a base un imponibile notevolmente inferiore per il conseguente calcolo dei versamenti dei contributi previdenziali.

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