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Parenti serpenti ai Tamburi, ladro e complice rubano in casa dello zio e della cugina

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Ruba a casa dello zio facendo razzia di oro e altri oggetti. È accaduto al quartiere Tamburi dove all’alba due pattuglie di carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Taranto del tenente Pietro Laghezza, durante i servizi di controllo del territorio, hanno notato la finestra di un appartamento al piano terra di uno stabile ai Tamburi con la grata in metallo divelta e il vetro rotto. Immaginando cosa potesse essere accaduto, i militari si sono fermati e hanno iniziato un cauto e attento sopralluogo. L’impressione era che all’interno ci fosse qualcuno e non erano certo i proprietari.
Infatti, sorpresa: entrando proprio dalla finestra rotta, il brigadiere si è trovato faccia a faccia con due giovani che, non pensando a tanto, hanno cercato di darsi alla fuga uscendo dalla porta d’ingresso. Ma anche lì c’erano pronti altri due carabinieri che li hanno bloccati.
Da una perquisizione immediata fatta sul posto, sono stati rinvenuti vari monili in oro di piccole dimensioni che i pregiudicati avevano già nascosto nelle tasche dei pantaloni, mentre in due borsoni avevano preparato gli oggetti da portare via. I ladri sono Ivan Golluscio, 25enne, e Marco Mascaretti, 19enne, entrambi già noti alle forze dell’ordine.
In mattinata, poi, in caserma si è presentata anche la cugina di uno degli arrestati per denunciare il furto nella propria abitazione. Anche in questo caso ad agire sarebbe stato il cugino.
I due topi d’appartamento sono stati arrestati e portati in carcere

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Presta soldi a commerciante con interessi da capogiro, usuraio arrestato dai carabinieri

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Da sei mesi versava un canone fisso in denaro tre volte al mese per restituire una somma prestatale poiché era sul lastrico. Così, disperata, ha deciso di sfogarsi con un carabiniere e finalmente si è liberata da quello strozzino che ormai le aveva negato la libertà personale.
È terminata nel pomeriggio di ieri la disavventura di un’imprenditrice tarantina che all’inizio di quest’anno, attanagliata dai debiti a causa della crisi, aveva deciso di rivolgersi a un usuraio tarantino per farsi dare in prestito una somma di denaro e far fronte così alle spese della propria attività commerciale.
In realtà quella che a prima vista sembrava una salvezza si è subito rivelata una condanna: inizialmente affabile e gentile, il suo strozzino le ha assicurato collaborazione e aiuto. Le aveva persino detto che avrebbe supportato ogni problematica che la donna si fosse trovata innanzi. Quasi una sorta di socio-consulente occulto. La donna, dandogli credibilità, ha accettato il prestito e ha iniziato a pagare la somma pattuita tre volte al mese. A garanzia dell’impegno assunto anche pellicce e gioielli che sarebbero stati restituiti a debito onorato. Il problema era proprio quello però: i canoni fissi (600 euro ogni dieci giorni) infatti erano soltanto gli interessi che l’imprenditrice avrebbe dovuto pagare sinché non avesse restituito l’intero capitale che comunque rimaneva invariato.
Inevitabile la crisi. Giunto il giorno in cui ha dichiarato di non riuscire a restituire più la somma ricevuta in prestito, nonostante avesse già versato una somma di interessi pari a quella capitale in soli sei mesi, il suo “benefattore” si è trasformato in persecutore. Prima minacce dirette all’interessata, poi minacce di morte contro l’anziana madre che vive sola. A quel punto la disperazione ha portato la vittima a confidarsi con un carabiniere. Raccolta la denuncia dalla stazione Taranto Principale, i militari hanno organizzato un appostamento ieri pomeriggio nella centralissima via Di Palma. I militari in borghese hanno atteso che i due si incontrassero per la consegna dei soldi. L’uomo è arrivato ed ha preso le banconote che i carabinieri poco prima avevano fotocopiato, subito dopo è scattato il blitz. L’usuraio, il 41enne Angelo Gualano, è stato ammanettato e portato in carcere a disposizione del PM Enrico Bruschi.

Spaccio di droga a Lama, 21enne finisce in manette

Un 21enne di Tramontone è stato ammanettato con l’accusa di accio dai carabinieri della stazione di Leporano. È accaduto la scorsa notte a Lama nei pressi della chiesa Regina Pacis. Il giovane è stato arrestati in flagrante.
I militari hanno sorpreso il passeggero di uno scooter di grossa cilindrata proprio mentre cedeva un involucro ad un altro ragazzo seduto in una 500. Il conducente del due ruote ed il passeggero sono stati bloccati e sottoposti a perquisizione. Indosso il pusher nascondeva tre involucri contenenti, complessivamente, 2 grammi di cocaina. Oltre alla droga il conducente della moto è stato trovato in possesso di 500 euro. I due sono stati portati in caserma e per il 21 enne si sono aperte le porte del carcere di via Magli. Denunciato invece per favoreggiamento personale il conducente dello scooter.

Eredita dal nonno l’attività usuraia, 31enne tarantino beccato dalla Polizia finisce in manette

Dal nonno avrebbe ricevuto un testimone importante: riscuotere dai commercianti del Borgo di Taranto le rate dei prestiti a tassi usurari che nel tempo aveva concesso.

I crediti che il 31enne Domenico Marrella avrebbe riscosso per conto del nonno Domenico Ferrigni (70enne arrestato dalla Polizia nel marzo scorso) avevano degli interessi che variavano dal 5 al 10% mensile.

Così come per il nonno anche il nipote è stato arrestato dagli uomini della Questura di Taranto. I poliziotti infatti, nel corso di un’attività di indagine durata 4 mesi, avrebbero accertato che Marrella era diventato il braccio operativo del 70enne. Pare che fosse il nonno stesso ad impartire gli ordini dal carcere.

Ferrigni nel tempo si era fatto conoscere dai commercianti del Borgo proprio per i suoi metodi poco ortodossi di riscossione: l’uomo, infatti, nonostante fosse ai domiciliari nelle due ore di permesso continuava la sua attività usando anche metodi piuttosto violenti.

Nonno e nipote ora sono rinchiusi nel carcere di Taranto.

Sequestrano disabile e la rapinano, i carabinieri arrestano due rumeni in trasferta a Mottola

Era già caduta lo scorso anno nelle grinfie di due cittadini rumeni residenti a Taranto la ventisettenne mottolese salvata ieri pomeriggio dai carabinieri della cittadina proprio mentre i giovani la portavano sotto braccio verso il cimitero del paese della provincia ionica.

Una pattuglia dei militari, infatti, ha notato il gruppetto e si è subito avvicinata. I carabinieri hanno immediatamente capito che i due, di 28 e 23 anni, avevano costretto con la forza la 27enne a seguirli dopo averle portato via il cellulare per evitare che lanciasse l’allarme.

La stazione carabinieri di Mottola

Alla loro vista la ragazza, affetta da ritardo mentale, ha raccontato ai militari di non conoscere i suoi accompagnatori e di non sapere dove la stessero portando.

Il provvidenziale intervento dei carabinieri ha permesso di sventare un sequestro di persona ed una probabile violenza sessuale ai danni della malcapitata.

I rumeni sono stati portati in caserma, qui sarebbe emersa la vicenda risalente allo scorso anno. Pare, infatti, che la ragazza fu vittima di un episodio analogo messo in atto sempre dai due. Nonostante fosse riuscita a scappare subito dopo che i rumeni avevano cominciato a palpeggiarla, la poverina impaurita ed imbarazzata non denunciò l’accaduto.

I rumeni nel corso della notte,  sono stati dichiarati in arresto per sequestro di persona e rapina, mentre è al vaglio degli investigatori l’ipotesi della violenza sessuale consumatasi l’anno precedente. I due sono stati portati nel carcere di Taranto a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Minacce e maltrattamenti, così teneva in pugno la sua ex, stalker arrestato dai carabinieri

I militari della stazione di Taranto Principale hanno arrestato un 44enne tarantino, per atti persecutori perpetrati nei confronti dell’ex moglie.

Nel primo pomeriggio la vittima, ormai stanca e impaurita dei continui appostamenti, molestie telefoniche e minacce, ha chiesto aiuto ai carabinieri telefonando  al 112. I militari giunti sul posto hanno colto l’uomo in flagranza di reato. Il 44enne è stato bloccato ed ammanettato proprio mentre impediva alla ex di fare ingresso nel portone di casa.

Nel corso degli accertamenti gli investigatori hanno constatato che l’uomo già da tempo si era reso responsabile di reati di maltrattamenti in famiglia. Inoltre, aveva messo la ex in una condizione di soggezione psicologica tale da indurla a non denunciare mai le persecuzioni che subiva da quando la donna aveva deciso di separarsi.

L’uomo, ieri pomeriggio, è stato arrestato e portato in carcere.

Era ai domiciliari ma minacciava ancora la sua vittima, torna in carcere un estorsore

È tornato in carcere il 23enne Cristian Galiano a cui il Gip del Tribunale di Taranto ha disposto la revoca dei domiciliari. Il giovane, secondo gli agenti del Commissariato di polizia del Borgo, in più occasioni avrebbe lasciato la propria abitazione, arrivando anche a minacciare di morte il titolare di un esercizio commerciale che in passato lo aveva denunciato per estorsione. L’intento di Galiano era di costringere il commerciante a rendere in dibattimento dichiarazioni che rendessero meno compromettente la sua posizione giudiziaria. I poliziotti, oltre a serrare i controlli, avrebbero acquisito anche l’ennesima denuncia del commerciante che subito dopo la minaccia si era rivolto alle forze dell’ordine. Ad avallare la tesi del commerciante anche le riprese filmate. I poliziotti hanno segnalato l’accaduto all’autorità giudiziaria che in poche ore ha emesso il provvedimento  restrittivo in carcere.

Cito trasferito in cella, dalla certificazione medica nessuna incompatibilità con il regime carcerario

Giancarlo Cito è tornato in carcere. Nonostante il malore accusato ieri dopo aver appreso della emissione della sentenza della Corte di Cassazione e il ricovero d’urgenza alla San Camillo, è stato disposto il trasferimento in cella per il leader di At6 Lega d’azione Meridionale.

Proprio ieri l’ex deputato tarantino era venuto a conoscenza della sentenza della Corte di Cassazione che lo ha condannato a quattro anni di reclusione per concussione per aver chiesto tangenti per la realizzazione del porticciolo turistico di San Vito. Nel processo erano coinvolti anche un dirigente comunale, un imprenditore e due architetti. L’ex sindaco di Taranto avrebbe ottenuto una mazzetta, mascherata da contratti pubblicitari stipulati con l’emittente televisiva Super 7, di 120 milioni di lire dal portavoce della Dirav, la multinazionale liberiana interessata al progetto. L’ultima sentenza fa il paio con quella uscita il 27 marzo scorso che condanna l’ex primo cittadino a due anni per aver vietato alla squadra di calcio del Taranto l’uso dello Iacovone, costringendo di fatto i rossoblu ad “emigrare” a Castellaneta.

Questa mattina, però, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Taranto hanno notificato in clinica l’ordine di carcerazione a carico del leader di At6 per altre due condanne passate in giudicato, il cosiddetto caso “Cervelli” (tangenti chieste al titolare di una ditta di facchinaggio per il rinnovo dell’appalto biennale) e proprio la vicenda dello stadio “Iacovone”. Per queste condanne Cito dovrà scontare in tutto quattro anni e dieci mesi di reclusione, una “batosta” che arriva proprio a poco più di venti giorni dalle prossime amministrative per le quali è candidato sindaco suo figlio Mario.

Per quel che riguarda l’ultima sentenza del porticciolo, invece, l’ordine di carcerazione non è stato ancora emesso.

Il trasferimento in carcere, comunque, sembra sia stato disposto perchè nel certificato medico presentato ai carabinieri al loro arrivo in clinica non era indicata l’incompatibilità del regime carcerario con le sue condizioni di salute.

 

Taranto – Non si fermano all’alt dei finanzieri, in manette

Torna in carcere Vincenzo “Sceriffo” Balzo di 31 anni. L’arresto, all’alba di mercoledì, è scattato da parte dei militari del Gruppo di Taranto della Guardia di Finanza. Insieme a lui è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria un altro trentunenne. I due non si sarebbero fermati martedì sera ad un posto di blocco dei finanzieri sulla statale 106. Alla vista dei militari, infatti, l’auto di grossa cilindrata guidata dal complice di Balzo aveva fatto una brusca manovra. Una volta bloccati e immediatamente riconosciuti dai militari, i due hanno innestato la retromarcia speronando più volte l’auto del 117, senza preoccuparsi della possibilità di investire i finanzieri. Balzo e co. sono poi ripartiti a forte velocità in direzione Taranto.

La ricerca dei due pregiudicati è finita con l’arresto di Balzo, già finito in manette nell’ambito della operazione “Drugs market” del 2008 e per altri fatti legati allo spaccio di droga, e con il fermo del suo complice che, tra l’altro, non aveva mai conseguito la patente. Entrambi, denunciati per tentato omicidio e danneggiamento, sono ora in carcere.