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Asili nido, l’appello dei genitori «Preserviamo questo patrimonio»

Sei proposte chiare, sei punti da cui ripartire per mantenere e valorizzare gli asili nido comunali.
É la proposta dei genitori membri dei comitati di gestione delle 9 strutture tarantine, alla vigilia di un importante anniversario: i 30 anni dall’apertura avvenuta nel 1982, facendo di Taranto una delle poche città del Sud dotate di questi servizi. Una ricorrenza che sarà “celebrata” nei prossimi giorni con una serie di iniziative tesa a dare informazione e per riflettere sullo stato dell’arte del settore. Peraltro il 2 dicembre ricorre anche il 41esimo anniversario della legge 1044/71, istitutiva degli asili nido comunali come diritto alla formazione dei bambini sin dalla nascita e delle famiglie ad essere sostenute per conciliare i tempi del lavoro con quelli necessari per la crescita dei piccoli.
L’anno scolastico, però, nella nostra città si è aperto sotto pessimi auspici: uno dei 9 asili nido comunali, il Baby Club, ha dovuto chiudere i battenti (anche se temporaneamente), privando la città, e soprattutto i bambini, di un servizio di qualità, da sempre amato ed apprezzato dalle famiglie.
Il valore di queste istituzioni è ben chiaro a chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerle da vicino: gli asili nido comunali sono stati concepiti per favorire la crescita cognitiva e relazionale dei bambini assicurando il loro benessere psicologico e fisico in un clima di continuità e collaborazione con le famiglie. Le politiche comunitarie vorrebbero gli asili nido capaci di accogliere almeno il 33% dei bambini tra i tre mesi e i tre anni di età, ma purtroppo siamo ben lontani da quell’obiettivo: in Italia come a Taranto.
Ecco perché i genitori hanno deciso di indicare una via, una serie di tappe per rafforzare e rilanciare un servizio di cui si dicono orgogliosi. E la prima di queste consiste proprio nell’attuazione di vere politiche per l’infanzia, che attuino le linee di principio evitando ad esempio chiusure come quelle del Baby Club o ciò che sta per accadere allo Zero Tre, dove la cuoca andrà in pensione lasciando il posto vacante.
La seconda tappa consiste nel consolidamento del progetto pedagogico degli asili, che inevitabilmente prevede la realizzazione di una “Carta dei servizi 0-3”, terza tappa del percorso, una rivoluzione culturale nel rapporto tra strutture e cittadinanza, un decalogo cui ispirarsi per qualsiasi servizio che tocchi la fascia di età tra 0 e 3 anni, che negli asili si declina come documento di presentazione e impegno verso le famiglie. Tappa propedeutica, questa, alla quarta che introduce l’utilizzo di strumenti di comunicazione avanzata come il web per la promozione degli asili.
Le ultime due tappe, infine, definiscono al meglio il rilancio delle strutture: la quinta propone sperimentazioni per ampliare l’offerta formativa delle strutture, la sesta un messaggio diretto alle istituzioni affinché facciano di Taranto una città più a misura di bambino.

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SBAGLIATO INASPRIRE LE TASSE A CARICO DEI CITTADINI CON L’AUMENTO DELL’IMU A TARANTO PER IL 2012

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A Taranto l’IMU sarà costosissima per tutti i proprietari di immobili e fabbricati che non siano prime case. La denuncia arriva dal consigliere comunale di opposizione Dante Capriulo.

«Lo scorso 7 agosto, con l’approvazione della proposta da parte della giunta comunale, ha avuto inizio (con molto ritardo) l’iter di approvazione del bilancio di previsione per l’anno 2012 del Comune di Taranto.
In attesa di avere a disposizione tutta la necessaria documentazione per poter esprimere un giudizio complessivo, è balzato subito alla mia attenzione il fatto che la manovra è fondata su un forte inasprimento delle tasse a carico dei cittadini di Taranto.
In particolare, la proposta di deliberazione delle aliquote IMU per il 2012 prevede la conferma della aliquota ordinaria per l’abitazione principale (quindi quella media allo 0,4%) e l’elevazione al massimo per tutti gli altri immobili posseduti dai tarantini (ovvero l’1,06% per gli altri fabbricati, per i terreni e per le aree edificabili).

In valori assoluti, nel 2012, il Comune chiederà ai cittadini di Taranto di pagare oltre 53 milioni di euro per l’IMU rispetto ai poco più di 30 versati nel 2011 per l’ICI. Pertanto, ci sarà un aumento di
tassazione per lo stesso tributo di oltre il 75%.

A Taranto, dai dati disponibili, questo pesante aumento colpirà oltre 43.000 contribuenti.

Di conseguenza, quanto proposto dalla giunta aggraverà ancora di più la situazione già precaria dei proprietari di immobili utilizzati per piccole attività produttive, locati a fini abitativi, per negozi, per
luoghi di spettacolo, adibiti ad uffici per le attività professionali. Per non parlare degli immobili che restano sfitti o invenduti in zone colpite dall’inquinamento come al quartiere Tamburi.
Un intervento tributario che si scaricherà in particolare da un lato sulle locazioni abitative (e quindi anche sul fitto dei cittadini meno abbienti) e dall’altro sulle piccole attività produttive, commerciali
e professionali.

Invece, credo sia più opportuno puntare ad una seria riduzione delle spese, magari attivando una “spending review comunale”, e non mettere pesantemente le mani nelle tasche dei cittadini, dei professionisti e delle imprese».

Dante Capriulo
Consigliere Comunale di Taranto

Sequestro Ilva- venerdì la battaglia al Riesame, stop ai blocchi gli operai tornano in fabbrica

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Sono tornati nel siderurgico alle 6,30 di questa mattina i 5mila operai che per due giorni hanno protestato in città bloccando tutte le vie di accesso al capoluogo ionico per dire no alle decisioni della Magistratura tarantina.
Nuove manifestazioni sono previste a partire da lunedì e culmineranno nello stop totale di 24 ore previsto per giovedì, vigilia della battaglia che si terrà al Tribunale del Riesame. Venerdì, infatti, si discuterà il ricorso presentato dai legali dell’Ilva contro il sequestro dell’area a caldo e le otto ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per dirigenti ed ex dirigenti del colosso siderurgico tarantino.
Tutto è iniziato intorno alle 13 di giovedì quando gli operai sono venuti a conoscenza della firma, da parte del Gip presso il Tribunale di Taranto patrizia Todisco, di una ordinanza con la quale si disponeva il sequestro di agglomerati, cokerie, acciaierie, parchi minerali e le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per gli ex presidenti dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva (padre e figlio), l’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, e i responsabili dell’area sottoprodotti Ivan Di Maggio e dell’area agglomerato Angelo Cavallo. Il provvedimento restrittivo ha raggiunto anche Salvatore D’Alò, capo delle acciaierie 1 e 2, Salvatore De Felice, già capo area altiforni e attuale direttore del siderurgico dopo le dimissioni di Capogrosso avvenute qualche settimana fa, e Marco Andelmi, responsabile dell’area parchi minerali.
I sequestri non sono stati ancora eseguiti come ha tenuto a specificare in conferenza stampa il Procuratore della Repubblica ionico Franco Sebastio. «La fase di attuazione del provvedimento – ha detto il Procuratore – non è ancora iniziata per due motivi, sia perché ci saranno richieste al riesame, il cui pronunciamento avverrà a brevissima scadenza e poi perché parliamo di procedure tecniche da adottare che non sono affatto facil». Questi impiantibche sono a ciclo continuo e lavorano a temperature elevatissime, infatti, per essere disattivati hanno bisogno di tecnici all’altezza, di una messa totale in sicurezza e di una graduale disattivazione. «Se si dovessero spegnere di colpo – ha detto Sebastio – accadrebbe un disastro».
Le modalità di un eventuale spegnimento degli impianti verranno poi perfezionate in itinere se si dovesse arrivare alla fase di esecuzione concreta del decreto.
La storia dell’inquinamento del capoluogo ionico ha radici nel passato. La prima sentenza venne emessa ben 30 anni fa. Era il1982 e la Pretura ionica condannò i vertici dell’allora Italsider per la diffusione delle polveri dei parchi minerari. «Da allora in poi c’è stata tutta una serie di procedimenti penali con la caratteristica costante di confluire in sentenze di condanna diventate definitive». A parlarne è ancora il Procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio. «Tutti questi procedimenti penali – ha aggiunto – hanno avuto una particolarità. Più si andava avanti e si approfondivano ulteriori aspetti, più saliva anche il livello qualitativo dei reati contestati».
Le indagini, culminate nella ordinanza di giovedì sono partite tra il 2009 ed il 2010 sulla bene di accertamenti e denunce tra cui anche quella del primo cittadino. Le denunce inserite nel procedimento sono ben 150.
A parlare in conferenza stampa è stato anche Il procuratore generale della Corte di Appello di Lecce Giuseppe Vignola. «il passaggio dall’Italsider all’Ilva ha rappresentato un abbattimento delle emissioni di diossina. Ma non è soltanto con la diossina che oggi stiamo avvelenando Taranto. Ci sono le polveri sottili, i Pm10 e altri agenti patogeni – ha aggiunto – che in alcuni centinaia di casi hanno dato purtroppo quell’esito letale di cui tutti hanno sentito parlare. Vi sono ancora migliaia di persone, all’interno della stessa Ilva, e quindi parliamo degli operai, in nome e per conto della loro salute la Procura della Repubblica è intervenuta. Parliamo anche degli abitanti dei quartieri confinanti, il quartiere Tamburi, o anche che abitano anche in quartieri più lontani dove ci sono ipotesi di inquinamento e di malattie». I periti incaricati dal Gip hanno fornito delle conclusioni terrificanti, ha detto ancora Vignola. «Ci si trovava di fronte a un’azione da interrompere. I magistrati non si trovavano di fronte a un bivio tra lavoro e ambiente, non c’era possibilità di scelta o discrezionalità. Il sequestro era obbligato, non si poteva ignorare la conclusione delle perizie, anche se il provvedimento – ha precisato Vignola – non è stato preso a cuor leggero. I magistrati si sono mossi nella legalità. Non potevano prendere altri provvedimenti in una situazione del genere». Secondo i giudici l’Ilva mentre di giorno rispettava le prescrizioni imposte, di notte le violava. Una tesi confermata dai rilievi fotografici eseguiti per 40 giorni nel corso dell’inchiesta.
Da una parte la magistratura, dall’altra il colosso siderurgico. Al centro i lavoratori. È stato proprio il neo presidente di Ilva Taranto Bruno Ferrante a ribadire le intenzioni dell’azienda di non voler lasciare il capoluogo ionico. «Se c’è disponibilità al confronto Ilva non si sottrae – ha detto – noi siamo sicuri che in questo Paese si possano coniugare ambiente, salute, sicurezza, lavoro e impresa». Ferrante ha poi ribadito «Se potremo lavorare e continueremo a lavorare nello stabilimento di Taranto, assicureremo i livelli occupazionali come già avvenuto in passato».
Dure le critiche per il provvedimento emesso dalla magistratura ionica da parte di Federmeccanica e Federacciai. «Il provvedimento – ha detto il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi – desta grandissima preoccupazione in tutti gli imprenditori metalmeccanici e rappresenta un colpo insopportabile non solo per la siderurgia italiana, ma per tutto il manifatturiero nazionale». Condanna unanime anche da Federacciai secondo cui il sequestro è stato disposto da un magistrato «sulla base di opinabili correlazioni tra l’esistenza dell’impianto industriale e la salute». «In Europa – si legge nella nota – vi sono molti impianti come l’Ilva di Taranto. Ovunque istituzioni, imprese, parti sociali hanno lavorato di comune accordo per migliorare l’impatto ambientale e per raggiungere un equilibrio virtuoso tra ambiente e lavoro; così come si è fatto in questi anni per Taranto (…). Mai è avvenuto in Europa che provvedimenti unilaterali della magistratura bloccassero questo processo». Federacciai parla di una distorta ideologia ambientalista che mette in discussione la presenza dell’industria sul territorio.
E la paura della perdita del posto di lavoro non colpisce soltanto i 5mila lavoratori dell’area a caldo. Ce ne sono altrettanti in quella a freddo, 4 o 5 mila nell’indotto più i subfornitori dell’indotto che pagherebbero lo scotto di un eventuale fermo degli impianti. Il governo nazionale, quindi, dovrebbe intervenire con dei provvedimenti a salvaguardia dei livelli occupazionali per circa 15 mila lavoratori.
Quella che ci si appresta a vivere sarà una settimana decisiva per il futuro dello stabilimento ionico, dei lavoratori. Il diritto alla salute resta il caposaldo della magistratura tarantina.

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Lo “Stefàno bis” debutta in aula, ma è dimezzato. Polemiche e burocrazia per il primo Consiglio Comunale tarantino.

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Una Giunta dimezzata, noiosi burocratismi e polemiche politiche a non finire: in pillole, il primo Consiglio Comunale della seconda era Stefàno.
Mattinata intensa di interventi, ma scarsa di enunciazioni programmatiche, quella vissuta ieri dai 32 consiglieri che decideranno delle sorti della città per i prossimi cinque anni. Il punto più importante, forse, quello appunto legato alle dichiarazioni del sindaco Ippazio Stefàno, è stato rimandato alla prossima seduta. Come la comunicazione della rosa completa di assessori che affiancheranno il pediatra.
Partiamo dalla fine per raccontare l’esordio dello “Stefàno bis” nell’aula consiliare di Palazzo di Città, dal momento in cui il sindaco rieletto ha mostrato i muscoli portando al cospetto del Consiglio una Giunta a metà e la consapevolezza che se i partiti non si decideranno (il Pd prima di chiunque altro) sarà lui a scegliere. La questione è semplice: ci sono nove posti in ballo, tre Stefàno li ha occupati con Francesco Cosa (Sds), Lucia Viafora (Sel) e l’esterna Barbara Scozzi (incarico definito dallo stesso sindaco «a tempo»), altri sei devono essere distribuiti secondo i pesi elettorali. I partiti stentano, però, ad indicare dei nomi. Meglio, domanda e offerta non si incontrano, tanto che tra Pd e sindaco si è aperta una sorta di polemica sommessa che potrebbe portare a conseguenze peggiori.
L’impressione avuta durante la seduta, peró, è che Stefàno potrebbe contare sull’appoggio (condizionato?) almeno di At6, cinque consiglieri buoni per superare il “ricatto” dei pelilliani. La questione, infatti, è tutta lì: l’assessore regionale Michele Pelillo, azionista di maggioranza dei democratici ionici, vorrebbe dettare le condizioni della nuova Giunta, in contrasto con le altre anime del partito, riconducibili al presidente della Provincia Gianni Florido e al deputato Ludovico Vico. Stefàno, per metterlo in difficoltà, durante il dibattito ha indicato tra i papabili proprio un suo fedelissimo, Lucio Lonoce, scatenando una reazione in forma di intervento da parte di Gianni Azzaro (che diventerà capogruppo).
Nei conteggi, infatti, al Pd spetterebbero due assessorati e la presidenza del Consiglio, andata con un voto di larga maggioranza a Piero Bitetti. Resterebbe una casella da assegnare ai democratici, un’altra o due a Sds, e poi una per ogni partito con due consiglieri. Scenario che sarà concreto al più presto, al massimo entro il 23, quando il Consiglio si riunirà per ascoltare le enunciazioni programmatiche di Stefàno.
Che ha giurato, apportando una variazione al testo classico, tutta improntata all’impegno personale e alla necessità di azzerare sprechi e privilegi. Un intervento legato soprattutto a quanto lasciato alle spalle, dissesto economico e morale è stato chiamato, e a quanto bisognerà fare per rispondere alla domanda di lavoro e attenzione sociale che segna la città.
Lo spazio per la discussione politica vera e propria, però, è stato ridotto all’osso da una spinosa questione burocratica. Prima di votare la convalida degli eletti, infatti, il Consiglio ha dovuto sudare parecchio su una presunta questione di ineleggibilità del consigliere di At6 Cosimo Ciraci: membro del CdA dell’Amiu, non avrebbe presentato regolari dimissioni rendendosi appunto ineleggibile.
Per due ore abbondanti la discussione ha messo di fronte tesi decisamente differenti, fino a quando il Consiglio ha votato la convalida per tutti, dando a Ciraci dieci giorni di tempo per presentare controdeduzioni valide per confermare invece la sua eleggibilità.
Pochi interventi, quindi, legati alle parole di Stefàno. L’ambientalista Angelo Bonelli e Dante Capriulo hanno abbozzato una critica, soprattutto riguardo all’assenza di una Giunta completa. Ma i problemi veri, soprattutto per il primo, sono legati alla frattura con il collega di coalizione Mario Laruccia, che ha preferito costituire un gruppo indipendente.
Per la cronaca, infine, bisogna registrare l’elezione di Adriano Tribbia (At6) a vicepresidente del Consiglio.

Buone pratiche e successo internazionale per il progetto di Rigenerazione Urbana “Città Montedoro” presentato alla Fiera di Milano

(FONTE: COMUNICATO STAMPA)

La presentazione del progetto a Milano

Una “best practice” che fa scuola e mostra come quando la politica, l’impresa e il mondo delle professioni lavorano in sincrono ad un obiettivo comune i buoni risultati e le eccellenze riescono a maturare anche al Sud e nella nostra provincia in particolare.

E’ il caso del progetto “Città Montedoro” inserito nel Programma Integrato di Rigenerazione Territoriale (P.O. FESR 2007-2013 Asse VII) che l’Unione dei Comuni omonima e il Comune di Sava hanno progettato e presentato assieme con l’obiettivo di ricreare una sorta di luogo identitario esteso dove rintracciare i segni della socialità e della vita collettiva e comunitaria.

Una esperienza che portata agli onori della cronaca durante il recente Expo Italia Real Estate alla Fiera di Rho a Milano, appone una medaglia di merito sul gonfalone dei Comuni di Carosino, Faggiano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Raccaforzata, San Giorgio e San Marzano, componenti dell’Unione dei Comuni “Montedoro” e sul Comune di Sava che nel progetto assurge a ruolo di sintesi con la realizzazione di un Centro di Identità e Conoscenza di questa nuova città diffusa.

«Non si tratta di un progetto basato solo sui numeri o sulle volumetrie pure così residuali in un programma di rigenerazione urbana – spiega Antonio Marinaro, dismettendo per un attimo la giacca del presidente dell’ANCE e parlando da imprenditore coinvolto nel progetto – quanto di un modello culturale che guarda alla pietra e alla restituzione del genius loci delle piazze, delle vie e dei centri storici di nove comuni che hanno saputo fare programmazione unendo le loro forze e mirando soprattutto ai talenti, alle professionalità e alle competenze espresse dal territorio».

A Milano il progetto “Città Montedoro”, alla presenza della promotrice indiscussa degli interventi di riqualificazione urbana per la Puglia, l’Assessore regionale Angela Barbanente, è stato riconosciuto come tra i migliori interventi nazionali programmati in tema di rigenerazione territoriale.

Il presidente dell’Unione Montedoro Vito Antonio Punzi

«L’EIRE, vetrina internazionale tra le più importanti del settore in tema di gestione, valorizzazione, sviluppo e riqualificazione dei patrimoni immobiliari pubblici e privati – spiega il Presidente dell’Unione “Montedoro” e Sindaco di Montemesola, Vito Antonio Punzi – è stata l’occasione per presentare un progetto che vista la portata costituirà principale fattore di sviluppo per il territorio coinvolto, considerate anche le sue potenzialità e opportunità di investimento».

Un esempio di buone pratiche anche per i criteri utilizzati nell’aggiudicazione della gara d’appalto.

L’Unione dei Comuni e il Comune di Sava hanno infatti deciso di adottare il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

«Un criterio – spiega Antonio Marinaro – che ha permesso di promuovere la qualità della proposta imprenditoriale, conferendo alle opere il valore aggiunto rappresentato dalle migliorie apportate al progetto. Un modello che andrebbe preso in considerazione anche in altre gare d’appalto che caratterizzano e caratterizzeranno il nostro territorio sempre più “vittima” di stazioni appaltanti, anche pubbliche, affezionate ad una pratica scarsamente qualitativa e qualificativa come quella del massimo ribasso».

Nello specifico il programma “Città Montedoro” riguarderà tutti i centri storici dei comuni coinvolti per un importo totale di circa un milione e 400 mila euro e per interventi che vanno dalla ripavimentazione in basolato all’arredo urbano, dalla riqualificazione di palazzi storici fino a lavori di pubblica illuminazione.

Una città “ideale” che grazie al progetto finanziato da fondi FESR e affidato alla progettazione dello Studio START Associato, riguarderà interventi di riqualificazione e rigenerazione in Piazza Vittorio Emanuele II e alcune vie limitrofe a Carosino, Piazza Vittorio Veneto a Faggiano, Via Regina Margherita e via Grottaglie a Montemesola, Piazza Maria Immacolata a Monteiasi, Piazza Umberto I e area pedonale a San Marzano, Piazza Castello a Roccaforzata, Via XXIV Maggio a Monteperano e molte vie del centro storico di San Giorgio Jonico.

A Sava il programma di rigenerazione urbana riguarderà la realizzazione di Centro di Identità e Conoscenza della Città diffusa di Montedoro, che sarà realizzato intervenendo all’interno di Palazzo Spagnuolo Palma sempre all’interno del centro storico del comune jonico-salentino.

In un contesto generale caratterizzato da gare d’appalto al massimo ribasso e procedure aggiudicate ad imprese e professionisti spesso provenienti da molto lontano, fa dunque notizia il buon esempio di operatività locale.

«L’esperienza di Montedoro – ha spiegato la Barbanente durante il work shop milanese – si può considerare un ottimo esempio nei percorsi di rigenerazione territoriale, di formazione di un processo di apprendimento collettivo e di sinergia tra l’Unione e i suoi abitanti».

Vincenzo Cesareo eletto nuovo presidente di Confindustria Taranto: «Rinnoviamoci nella continuità»

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L’entusiasmo era tale nella saletta Monfredi della Camera di Commercio, ieri pomeriggio, che anche l’approvazione del bilancio di Confindustria è avvenuta per acclamazione, così come era stato pochi minuti prima per l’elezione del suo nuovo presidente Vincenzo Cesareo.
Dopo sette anni e due mandati, quindi, l’associazione degli industriali ionici ha lasciato “libero” Luigi Sportelli, operando comunque una scelta di continuità: la squadra di Cesareo, infatti, ricalca quella del suo predecessore. È per questo, probabilmente, che l’assemblea dei soci riunita ieri sotto la guida del presidente regionale di Confindustria Angelo Bozzetto non ha avuto difficoltà a ratificare il passaggio di consegne.
Certo, rispetto a qualche anno fa Cesareo dovrà fare i conti con un mutato assetto economico. Una consapevolezza già apparsa chiaramente nelle parole della lunga relazione del nuovo presidente, tutta incentrata sulla sfida dello sviluppo. Prima di quelle parole, peró, sono arrivati i complimenti del presidente uscente, fermato solo da un sussulto di commozione («Sette anni sono lunghi!», ha detto guardando il braccio destro Francesco Murgino): «Cesareo è stato capace di emergere dalla mischia, mostrando una genuina volontà di fare». Scontati i ringraziamenti per tutti i collaboratori, come la promessa di rimanere vicino all’associazione: «La continuità è diventata un valore in Confindustria».
Appunto, la continuità che si rinnova attraverso alcune idee interessanti. La prima citata da Cesareo è stata quella del laboratorio di idee, un “think tank” per dirla all’americana «nel quale convogliare e sviluppare, grazie all’azione di un comitato tecnico scientifico, i contributi intellettuali ed operativi di tutti». La prima sfida? Unire gli sforzi delle piccole e medie imprese locali con quelle di questo laboratorio per brevettare «un processo virtuoso di sviluppo di tecnologie per la gestione degli inquinanti in grado di coniugare i livelli di produttività della grande industria e la salvaguardia della salute pubblica». Un’attenzione che è anche nei fatti, se tra i vicepresidenti ci sono i vertici di Eni e Appia Energy Giancarlo Guarrata e Antonio Albanese.
Dal messaggio agli ambientalisti a quello per gli amministratori pubblici il passo è breve, ma con un piglio diverso: «La politica deve adeguarsi ai tempi dell’imprenditoria». Un primo passo potrebbe essere quello di trasformare Taranto in una zona a “burocrazia zero”, e non bastarebbe: «Le imprese hanno bisogno di partners, non solo la Pubblica Amministrazione ma anche i sindacati, la politica e le altre associazioni, che facciano “lobby” attorno agli interessi del territorio».
Le linee di azione più significative tra le tante elencate dal nuovo presidente all’assemblea sono apparse quelle indirizzate verso l’internazionalizzazione del tessuto produttivo e un allentamento della stretta del credito, con un accento verso la logistica e la nautica in particolare: «Taranto – ha detto anche da ex presidente di Assonautica – deve tornare ad essere città “di mare” e non “sul mare”!».
Dopo l’acclamazione Cesareo ha salutato l’assemblea circondato dalla sua squadra (oltre i due vicepresidenti già citati c’erano Emanuele Di Palma, Antonio Marinaro, Domenico Nardelli, Massimo Di Giuseppe e Paolo Campagna, più i consiglieri delegati), utilizzando un simpatico «io speriamo che me la cavo» di buon auspicio.

STATTE, SCUOLA E ISTITUZIONI INSIEME PER FARE LA DIFFERENZA Mercoledì 6 giugno giornata conclusiva del progetto di sensibilizzazione in favore della raccolta differenziata nelle scuole elementari Giovanni XXIII e Paolo Borsellino

Non solo un posto dove imparare una lezione ma anche un luogo di elaborazione culturale del sapere dove mettere in moto buone pratiche e un nuovo modo di vivere in armonia con il proprio territorio.
Nasce da queste premesse la collaborazione instaurata dal Comune di Statte, Assessorato all’Ecologia e all’Ambiente, e le scuole del territorio comunale che in questi anni hanno svolto ruolo di motore sociale e informativo all’interno del progetto che riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti.
Ogni scuola di ordine e grado è stata coinvolta con progetti mirati che puntavano a spiegare come sia la stessa comunità “a fare la differenza” – spiega l’Assessore al ramo, Vincenzo Chiarelli – ed è in questo quadro d’assieme che si sviluppa, tra gli altri, il progetto portato avanti dalla scuola elementare Giovanni XXIII e dal plesso ad esso collegato della scuola elementare Paolo Borsellino di Statte.
Il ruolo di agente sociale e di educazione alla cittadinanza attiva svolto dalle istituzioni scolastiche è oggi più che mai un principio che va ripreso ed enfatizzato – spiega il Sindaco di Statte, Angelo Miccoli – anche alla luce dei recenti attacchi subiti dalla scuola nella vicinissima Brindisi.
Si svolgerà, quindi, sotto questi auspici la giornata conclusiva del progetto che ha visto la scuola elementare di Statte collaborare nel progetto realizzato con il Comune e l’ATO di riferimento.
Contiamo di mostrare quanto lavoro sia stato realizzato in questi mesi da 55 insegnanti e oltre 800 alunni del territorio – sottolinea l’assessore Chiarelli – e celebrare così, in maniera produttiva e originale, l’importanza della scuola e della sua fucina di cittadini del domani.
La giornata conclusiva del progetto si svolgerà mercoledì 6 giugno a partire dalle ore 10.00 nella sala auditorium della scuola elementare Paolo Borsellino.
Nel corso dell’incontro con la comunità e la stampa saranno illustrati i risultati dell’attività didattica svolta dagli studenti e verranno presentati i bozzetti originali della campagna di sensibilizzazione sul tema della raccolta differenziata pensata dai ragazzi.
L’attività sarà resa direttamente dai giovani studenti accompagnati dai docenti e dal dirigente scolastico Loredana Bucci.
All’incontro con la stampa parteciperanno anche i tecnici del Comune, l’Assessore Chiarelli e il Sindaco di Statte, Miccoli.

Strade più sicure in provincia di Taranto, entro l’estate aperti 19 cantieri

Provincia di Taranto

Fino ad oggi la Provincia ha rifatto 400 km dei 1400 che compongono l’intricata rete stradale di competenza.
Con l’arrivo di altri 11 milioni di euro, fondi riconducibili alla legge regionale 112 del ’98 (che regolamenta il trasferimento delle strade dall’Anas agli enti territoriali), in via Anfiteatro contano di dare una poderosa spinta al processo di ammodernamento delle provinciali, con un obiettivo dichiarato: aumentarne i margini di sicurezza. Ieri, il presidente Gianni Florido ed il suo vice con delega ai Lavori Pubblici Costanzo Carrieri hanno spiegato alla stampa i termini di questo progetto, evocativamente chiamato “Strade facendo”, che si compone di 19 interventi spalmati sull’intero territorio.
Immaginare strade più sicure, tra l’altro, ha permesso alla Provincia di ottenere più risorse: «La legge 112 assegnava i fondi in base ad un calcolo kilometrico – ha spiegato Florido –, a noi sarebbero spettati poco più di 5,5 milioni di euro. Siamo riusciti a “strapparne” di più proprio perché abbiamo dimostrato che i nostri interventi miravano alla sicurezza». Un risultato che in tempi di tagli suona come un’autentica conquista: «In questi anni non abbiamo aumentato la pressione fiscale – ha aggiunto il presidente – pur avendone la possibilità. Abbiamo rinunciato a 4,5 milioni di euro che ci sarebbero pervenuti dall’aliquota sulle assicurazioni proprio per non gravare su contribuenti già tartassati. Eppure, abbiamo fatto investimenti per le strade, dal 2004, pari a 170 milioni di euro. Senza contare gli interventi per le scuole, altri 53 milioni».
Insomma, la Provincia in questi anni è stata una delle stazioni appaltanti più attive nel territorio. Certo, non sempre gli interventi sono di semplice percezione, e soprattutto non esaudiscono interamente la domanda di ammodernamento del patrimonio dell’ente. Per fare un esempio, infatti, secondo Florido per adeguare tutte le scuole agli standards di sicurezza richiesti dalle normative vigenti, servirebbero 40 milioni di euro. Che non ci sono.
La consolazione è che almeno per le strade la situazione va nettamente migliorando: «Da una relazione del comitato per la sicurezza presieduto dalla Polstrada – ha spiegato Carrieri – è emerso che tutti i vecchi punti di “blackout” della rete stradale sono stati risolti. Si tratta di una vittoria per il territorio e, lasciatemelo dire, per la Provincia: abbiamo fatto notevoli sacrifici per rastrellare fondi da tutti i capitoli, cogliendo anche tutte le opportunità che ci dava la legge».
Tutti gli interventi sono nella fase progettuale, alcuni già al termine. Entro l’estate, secondo Florido, i cantieri saranno inaugurati con cadenza quasi settimanale. «I progetti sono curati dagli uffici di via Anfiteatro – ha inoltre aggiunto Carrieri – e da tecnici esterni individuati tramite gara».
Su tutti va segnalato il progetto che riguarda la Circummarpiccolo, 3,5 milioni per il primo stralcio che permetterà di contenere lo smottamento della collina che ha provocato la chiusura di un’arteria di vitale importanza per la decompressione del traffico in entrata a Taranto.

A Statte arriva la 1^ Edizione del “Green Fest”, si inizia sabato 26 maggio, domani la presentazione ufficiale

Entra nel vivo l’organizzazione del 1° Statte Green Fest – Viaggio nell’anima verde del territorio di Statte, che rilancia l’immagine dell’ex borgata cittadina nel segno della biodiversità e della fruizione verde ed ecologista.

Il progetto del Comune di Statte, in collaborazione con enti e associazioni del territorio e sostenuto da numerosi sponsor privati che ne hanno consentito il reale supporto economico, sarà presentato ufficialmente sabato 19 maggio alle 10.30 nell’area attigua il Parco del Triglio a Statte.

All’incontro con la stampa parteciperanno il Sindaco di Statte, Angelo Miccoli, l’Assessore all’Ecologia e Ambiente, Vincenzo Chiarelli, il consigliere comunale delegato al Green Fest, Ivan Orlando e il dirigente del settore, Mauro De Molfetta.

Alla conferenza stampa saranno presenti inoltre i partner pubblici e privati dell’iniziativa.

Tra questi il maestro e compositore Martino De Cesare, i responsabili del CEA Janet Ross, del Gruppo Speleo Statte, della Pro-Loco, dell’Associazione “Arcobaleno”, del Circolo Fotografico “Controluce” e i docenti e dirigenti scolastici dell’ITIS Amaldi e della Scuola Media Leonardo da Vinci.

Verrà presentato il programma dettagliato dell’iniziativa resa possibile grazie al contributo volontario di molti, ma soprattutto realizzata in grande economia dall’ente civico e con il sostegno economico e propositivo di sponsor privati che hanno creduto nel nostro progetto di educazione all’eco-sostenibilità e al recupero del patrimonio ambientale – afferma Ivan Orlando.

Saranno presenti a tal proposito i rappresentanti di CISA, ANCE Confindustria Taranto, SIT, Nardoni Lavori e L’Oro 2.

 

 

La Carovana Antimafia di Libera a Taranto per parlare di corruzione e potere mafioso, illegalità e infiltrazioni criminali

Anche quest’anno tappa tarantina per la Carovana Antimafie organizzata da Arci, Libera ed Avviso Pubblico.

La Carovana sarà un’occasione per dare visibilità e concretezza all’impegno della società civile, sui temi della legalità, dei diritti e della democrazia.

Il tour è partito l’undici aprile scorso da Roma per arrivare l’undici ottobre in Sicilia, in un viaggio che per circa 80 giorni attraverserà tutte le regioni italiane, la Francia e l’Africa settentrionale.

Titolo di quest’anno della Carovana è  “Fare Società”. Un tema che vuole parlare della possibilità di liberarsi dalla corruzione e dal potere mafioso, per liberare il lavoro dall’illegalità e dalle infiltrazioni criminali, per sperimentare nuove forme di partecipazione che rendano più viva la democrazia, per costruire futuro e speranza in un mondo diverso.

La Carovana di Libera arriverà nel capoluogo ionico lunedì prossimo, 21 maggio.


Diverse le iniziative organizzate per accogliere i carovanieri, “narratori” ufficiali del lavoro di antimafia sociale, sono: “Costruire comunità responsabili: cultura, legalità democratica, diritti, educazione, giustizia sociale”. Primo appuntamento al Circolo Arci di San Gorgio Ionico alle 10 con il dibattito e la presentazione del libro “Taranto tra pistole e ciminiere..” scritto a quattro mani dal Procuratore Aggiunto Nicolangelo Ghizzardi ed il giornalista Arturo Guastella.

Alle 18, invece, appuntamento all’Istituto Pertini Fermi dove è previsto                                                     un convegno sui temi della Carovana  con la partecipazione del Procuratore della Repubblica di Taranto Franco Sebastio,                                                                 il dirigente scolastico dell’istituto, Brigida sforza, Filomena Principale, Dirigente Cgil Taranto                                                                                , per l’Arci Andrea Cazzato e Anna Maria Bonifazi di Libera Taranto.

Mostre, corti, reportage e documentari  prodotti e distribuiti da Libera, tra cui “Mafie al Nord”, “Oltre Gomorra” e “La Pedata di Dio” viaggiano con il furgone della Carovana.