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SBAGLIATO INASPRIRE LE TASSE A CARICO DEI CITTADINI CON L’AUMENTO DELL’IMU A TARANTO PER IL 2012

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A Taranto l’IMU sarà costosissima per tutti i proprietari di immobili e fabbricati che non siano prime case. La denuncia arriva dal consigliere comunale di opposizione Dante Capriulo.

«Lo scorso 7 agosto, con l’approvazione della proposta da parte della giunta comunale, ha avuto inizio (con molto ritardo) l’iter di approvazione del bilancio di previsione per l’anno 2012 del Comune di Taranto.
In attesa di avere a disposizione tutta la necessaria documentazione per poter esprimere un giudizio complessivo, è balzato subito alla mia attenzione il fatto che la manovra è fondata su un forte inasprimento delle tasse a carico dei cittadini di Taranto.
In particolare, la proposta di deliberazione delle aliquote IMU per il 2012 prevede la conferma della aliquota ordinaria per l’abitazione principale (quindi quella media allo 0,4%) e l’elevazione al massimo per tutti gli altri immobili posseduti dai tarantini (ovvero l’1,06% per gli altri fabbricati, per i terreni e per le aree edificabili).

In valori assoluti, nel 2012, il Comune chiederà ai cittadini di Taranto di pagare oltre 53 milioni di euro per l’IMU rispetto ai poco più di 30 versati nel 2011 per l’ICI. Pertanto, ci sarà un aumento di
tassazione per lo stesso tributo di oltre il 75%.

A Taranto, dai dati disponibili, questo pesante aumento colpirà oltre 43.000 contribuenti.

Di conseguenza, quanto proposto dalla giunta aggraverà ancora di più la situazione già precaria dei proprietari di immobili utilizzati per piccole attività produttive, locati a fini abitativi, per negozi, per
luoghi di spettacolo, adibiti ad uffici per le attività professionali. Per non parlare degli immobili che restano sfitti o invenduti in zone colpite dall’inquinamento come al quartiere Tamburi.
Un intervento tributario che si scaricherà in particolare da un lato sulle locazioni abitative (e quindi anche sul fitto dei cittadini meno abbienti) e dall’altro sulle piccole attività produttive, commerciali
e professionali.

Invece, credo sia più opportuno puntare ad una seria riduzione delle spese, magari attivando una “spending review comunale”, e non mettere pesantemente le mani nelle tasche dei cittadini, dei professionisti e delle imprese».

Dante Capriulo
Consigliere Comunale di Taranto

Sequestro Ilva- venerdì la battaglia al Riesame, stop ai blocchi gli operai tornano in fabbrica

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Sono tornati nel siderurgico alle 6,30 di questa mattina i 5mila operai che per due giorni hanno protestato in città bloccando tutte le vie di accesso al capoluogo ionico per dire no alle decisioni della Magistratura tarantina.
Nuove manifestazioni sono previste a partire da lunedì e culmineranno nello stop totale di 24 ore previsto per giovedì, vigilia della battaglia che si terrà al Tribunale del Riesame. Venerdì, infatti, si discuterà il ricorso presentato dai legali dell’Ilva contro il sequestro dell’area a caldo e le otto ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per dirigenti ed ex dirigenti del colosso siderurgico tarantino.
Tutto è iniziato intorno alle 13 di giovedì quando gli operai sono venuti a conoscenza della firma, da parte del Gip presso il Tribunale di Taranto patrizia Todisco, di una ordinanza con la quale si disponeva il sequestro di agglomerati, cokerie, acciaierie, parchi minerali e le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per gli ex presidenti dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva (padre e figlio), l’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, e i responsabili dell’area sottoprodotti Ivan Di Maggio e dell’area agglomerato Angelo Cavallo. Il provvedimento restrittivo ha raggiunto anche Salvatore D’Alò, capo delle acciaierie 1 e 2, Salvatore De Felice, già capo area altiforni e attuale direttore del siderurgico dopo le dimissioni di Capogrosso avvenute qualche settimana fa, e Marco Andelmi, responsabile dell’area parchi minerali.
I sequestri non sono stati ancora eseguiti come ha tenuto a specificare in conferenza stampa il Procuratore della Repubblica ionico Franco Sebastio. «La fase di attuazione del provvedimento – ha detto il Procuratore – non è ancora iniziata per due motivi, sia perché ci saranno richieste al riesame, il cui pronunciamento avverrà a brevissima scadenza e poi perché parliamo di procedure tecniche da adottare che non sono affatto facil». Questi impiantibche sono a ciclo continuo e lavorano a temperature elevatissime, infatti, per essere disattivati hanno bisogno di tecnici all’altezza, di una messa totale in sicurezza e di una graduale disattivazione. «Se si dovessero spegnere di colpo – ha detto Sebastio – accadrebbe un disastro».
Le modalità di un eventuale spegnimento degli impianti verranno poi perfezionate in itinere se si dovesse arrivare alla fase di esecuzione concreta del decreto.
La storia dell’inquinamento del capoluogo ionico ha radici nel passato. La prima sentenza venne emessa ben 30 anni fa. Era il1982 e la Pretura ionica condannò i vertici dell’allora Italsider per la diffusione delle polveri dei parchi minerari. «Da allora in poi c’è stata tutta una serie di procedimenti penali con la caratteristica costante di confluire in sentenze di condanna diventate definitive». A parlarne è ancora il Procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio. «Tutti questi procedimenti penali – ha aggiunto – hanno avuto una particolarità. Più si andava avanti e si approfondivano ulteriori aspetti, più saliva anche il livello qualitativo dei reati contestati».
Le indagini, culminate nella ordinanza di giovedì sono partite tra il 2009 ed il 2010 sulla bene di accertamenti e denunce tra cui anche quella del primo cittadino. Le denunce inserite nel procedimento sono ben 150.
A parlare in conferenza stampa è stato anche Il procuratore generale della Corte di Appello di Lecce Giuseppe Vignola. «il passaggio dall’Italsider all’Ilva ha rappresentato un abbattimento delle emissioni di diossina. Ma non è soltanto con la diossina che oggi stiamo avvelenando Taranto. Ci sono le polveri sottili, i Pm10 e altri agenti patogeni – ha aggiunto – che in alcuni centinaia di casi hanno dato purtroppo quell’esito letale di cui tutti hanno sentito parlare. Vi sono ancora migliaia di persone, all’interno della stessa Ilva, e quindi parliamo degli operai, in nome e per conto della loro salute la Procura della Repubblica è intervenuta. Parliamo anche degli abitanti dei quartieri confinanti, il quartiere Tamburi, o anche che abitano anche in quartieri più lontani dove ci sono ipotesi di inquinamento e di malattie». I periti incaricati dal Gip hanno fornito delle conclusioni terrificanti, ha detto ancora Vignola. «Ci si trovava di fronte a un’azione da interrompere. I magistrati non si trovavano di fronte a un bivio tra lavoro e ambiente, non c’era possibilità di scelta o discrezionalità. Il sequestro era obbligato, non si poteva ignorare la conclusione delle perizie, anche se il provvedimento – ha precisato Vignola – non è stato preso a cuor leggero. I magistrati si sono mossi nella legalità. Non potevano prendere altri provvedimenti in una situazione del genere». Secondo i giudici l’Ilva mentre di giorno rispettava le prescrizioni imposte, di notte le violava. Una tesi confermata dai rilievi fotografici eseguiti per 40 giorni nel corso dell’inchiesta.
Da una parte la magistratura, dall’altra il colosso siderurgico. Al centro i lavoratori. È stato proprio il neo presidente di Ilva Taranto Bruno Ferrante a ribadire le intenzioni dell’azienda di non voler lasciare il capoluogo ionico. «Se c’è disponibilità al confronto Ilva non si sottrae – ha detto – noi siamo sicuri che in questo Paese si possano coniugare ambiente, salute, sicurezza, lavoro e impresa». Ferrante ha poi ribadito «Se potremo lavorare e continueremo a lavorare nello stabilimento di Taranto, assicureremo i livelli occupazionali come già avvenuto in passato».
Dure le critiche per il provvedimento emesso dalla magistratura ionica da parte di Federmeccanica e Federacciai. «Il provvedimento – ha detto il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi – desta grandissima preoccupazione in tutti gli imprenditori metalmeccanici e rappresenta un colpo insopportabile non solo per la siderurgia italiana, ma per tutto il manifatturiero nazionale». Condanna unanime anche da Federacciai secondo cui il sequestro è stato disposto da un magistrato «sulla base di opinabili correlazioni tra l’esistenza dell’impianto industriale e la salute». «In Europa – si legge nella nota – vi sono molti impianti come l’Ilva di Taranto. Ovunque istituzioni, imprese, parti sociali hanno lavorato di comune accordo per migliorare l’impatto ambientale e per raggiungere un equilibrio virtuoso tra ambiente e lavoro; così come si è fatto in questi anni per Taranto (…). Mai è avvenuto in Europa che provvedimenti unilaterali della magistratura bloccassero questo processo». Federacciai parla di una distorta ideologia ambientalista che mette in discussione la presenza dell’industria sul territorio.
E la paura della perdita del posto di lavoro non colpisce soltanto i 5mila lavoratori dell’area a caldo. Ce ne sono altrettanti in quella a freddo, 4 o 5 mila nell’indotto più i subfornitori dell’indotto che pagherebbero lo scotto di un eventuale fermo degli impianti. Il governo nazionale, quindi, dovrebbe intervenire con dei provvedimenti a salvaguardia dei livelli occupazionali per circa 15 mila lavoratori.
Quella che ci si appresta a vivere sarà una settimana decisiva per il futuro dello stabilimento ionico, dei lavoratori. Il diritto alla salute resta il caposaldo della magistratura tarantina.

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Soddisfazione per la visita di Ciolos e Catania a Cantine Due Palme Catania: questo è un modello di competenza e di organizzazione

il ministro Mario Catania, il commissario europeo Dacian Ciolos, Angelo Maci e l'assessore Stefano

il ministro Mario Catania, il commissario europeo Dacian Ciolos, Angelo Maci e l’assessore Stefano

(Fonte: comunicato stampa)
«Questa azienda è un modello di competenza e di organizzazione» con questi termini si è espresso il ministro alle Politiche Agricole Mario Catania assumendo il ruolo di accompagnatore attraverso i nuovi locali dell’azienda cooperativa Cantine Due Palme al fianco del commissario europeo all’Agricoltura Dacian Cilos. Una struttura che Catania aveva avuto modo di visitare in occasione dell’inaugurazione della nuova area realizzata grazie ai fondi dei Pif, Progetti integrati di filiera, con cui a Cellino, nell’azienda guidata da Angelo Maci, stanno per essere installati macchinari che consentiranno l’imbottigliamento di 11mila pezzi all’ora con un notevole incremento e con la conseguente velocizzazione della produzione.
Una visita che si è svolta nei toni della cordialità e della soddisfazione perchè «è un orgoglio essere una cooperativa che è la prima per forma societaria e la quarta rispetto al totale per la sua capacità di intercettare e spendere fondi comunitari» ha spiegato Maci al commissario Ciolos.

La Puglia del vino oggi vanta numeri di grande rilievo e la visita del commissario europeo, nonché il ritorno del ministro Catania a distanza di poche settimane, testimoniano il nuovo e importante appeal che la filiera del vino e dell’olio stanno acquisendo.

«Tre anni fa – ha detto l’assessore regionale Dario Stefàno – si imbottigliava solo il 24% del raccolto in qualità e il restante 80% veniva smistato nei canali italiani. Oggi abbiamo l’orgoglio di aver invertito questo trend e abbiamo raggiunto il 42% di imbottigliamento di vino di qualità e per la prima volta un nostro primitivo si è classificato come miglior vino d’Italia».

La visita a Cantine Due Palme è stata un fuoriprogramma voluto espressamente dal commissario europeo che già in occasione dello scorso Vinitaly era stato colpito positivamente dall’immagine dell’azienda di Cellino san Marco che ha voluto visitare personalmente cogliendo l’occasione della sua presenza nell’ambito della sesta conferenza economica della Cia svoltasi ieri mattina a Lecce.

Con il commissario Ciolos, il ministro Catania e l’assessore regionale Dario Stefàno, c’era anche Paolo De Castro, presidente della commissione agricoltura e sviluppo rurale del parlamento europeo

Buone pratiche e successo internazionale per il progetto di Rigenerazione Urbana “Città Montedoro” presentato alla Fiera di Milano

(FONTE: COMUNICATO STAMPA)

La presentazione del progetto a Milano

Una “best practice” che fa scuola e mostra come quando la politica, l’impresa e il mondo delle professioni lavorano in sincrono ad un obiettivo comune i buoni risultati e le eccellenze riescono a maturare anche al Sud e nella nostra provincia in particolare.

E’ il caso del progetto “Città Montedoro” inserito nel Programma Integrato di Rigenerazione Territoriale (P.O. FESR 2007-2013 Asse VII) che l’Unione dei Comuni omonima e il Comune di Sava hanno progettato e presentato assieme con l’obiettivo di ricreare una sorta di luogo identitario esteso dove rintracciare i segni della socialità e della vita collettiva e comunitaria.

Una esperienza che portata agli onori della cronaca durante il recente Expo Italia Real Estate alla Fiera di Rho a Milano, appone una medaglia di merito sul gonfalone dei Comuni di Carosino, Faggiano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Raccaforzata, San Giorgio e San Marzano, componenti dell’Unione dei Comuni “Montedoro” e sul Comune di Sava che nel progetto assurge a ruolo di sintesi con la realizzazione di un Centro di Identità e Conoscenza di questa nuova città diffusa.

«Non si tratta di un progetto basato solo sui numeri o sulle volumetrie pure così residuali in un programma di rigenerazione urbana – spiega Antonio Marinaro, dismettendo per un attimo la giacca del presidente dell’ANCE e parlando da imprenditore coinvolto nel progetto – quanto di un modello culturale che guarda alla pietra e alla restituzione del genius loci delle piazze, delle vie e dei centri storici di nove comuni che hanno saputo fare programmazione unendo le loro forze e mirando soprattutto ai talenti, alle professionalità e alle competenze espresse dal territorio».

A Milano il progetto “Città Montedoro”, alla presenza della promotrice indiscussa degli interventi di riqualificazione urbana per la Puglia, l’Assessore regionale Angela Barbanente, è stato riconosciuto come tra i migliori interventi nazionali programmati in tema di rigenerazione territoriale.

Il presidente dell’Unione Montedoro Vito Antonio Punzi

«L’EIRE, vetrina internazionale tra le più importanti del settore in tema di gestione, valorizzazione, sviluppo e riqualificazione dei patrimoni immobiliari pubblici e privati – spiega il Presidente dell’Unione “Montedoro” e Sindaco di Montemesola, Vito Antonio Punzi – è stata l’occasione per presentare un progetto che vista la portata costituirà principale fattore di sviluppo per il territorio coinvolto, considerate anche le sue potenzialità e opportunità di investimento».

Un esempio di buone pratiche anche per i criteri utilizzati nell’aggiudicazione della gara d’appalto.

L’Unione dei Comuni e il Comune di Sava hanno infatti deciso di adottare il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

«Un criterio – spiega Antonio Marinaro – che ha permesso di promuovere la qualità della proposta imprenditoriale, conferendo alle opere il valore aggiunto rappresentato dalle migliorie apportate al progetto. Un modello che andrebbe preso in considerazione anche in altre gare d’appalto che caratterizzano e caratterizzeranno il nostro territorio sempre più “vittima” di stazioni appaltanti, anche pubbliche, affezionate ad una pratica scarsamente qualitativa e qualificativa come quella del massimo ribasso».

Nello specifico il programma “Città Montedoro” riguarderà tutti i centri storici dei comuni coinvolti per un importo totale di circa un milione e 400 mila euro e per interventi che vanno dalla ripavimentazione in basolato all’arredo urbano, dalla riqualificazione di palazzi storici fino a lavori di pubblica illuminazione.

Una città “ideale” che grazie al progetto finanziato da fondi FESR e affidato alla progettazione dello Studio START Associato, riguarderà interventi di riqualificazione e rigenerazione in Piazza Vittorio Emanuele II e alcune vie limitrofe a Carosino, Piazza Vittorio Veneto a Faggiano, Via Regina Margherita e via Grottaglie a Montemesola, Piazza Maria Immacolata a Monteiasi, Piazza Umberto I e area pedonale a San Marzano, Piazza Castello a Roccaforzata, Via XXIV Maggio a Monteperano e molte vie del centro storico di San Giorgio Jonico.

A Sava il programma di rigenerazione urbana riguarderà la realizzazione di Centro di Identità e Conoscenza della Città diffusa di Montedoro, che sarà realizzato intervenendo all’interno di Palazzo Spagnuolo Palma sempre all’interno del centro storico del comune jonico-salentino.

In un contesto generale caratterizzato da gare d’appalto al massimo ribasso e procedure aggiudicate ad imprese e professionisti spesso provenienti da molto lontano, fa dunque notizia il buon esempio di operatività locale.

«L’esperienza di Montedoro – ha spiegato la Barbanente durante il work shop milanese – si può considerare un ottimo esempio nei percorsi di rigenerazione territoriale, di formazione di un processo di apprendimento collettivo e di sinergia tra l’Unione e i suoi abitanti».

Vincenzo Cesareo eletto nuovo presidente di Confindustria Taranto: «Rinnoviamoci nella continuità»

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L’entusiasmo era tale nella saletta Monfredi della Camera di Commercio, ieri pomeriggio, che anche l’approvazione del bilancio di Confindustria è avvenuta per acclamazione, così come era stato pochi minuti prima per l’elezione del suo nuovo presidente Vincenzo Cesareo.
Dopo sette anni e due mandati, quindi, l’associazione degli industriali ionici ha lasciato “libero” Luigi Sportelli, operando comunque una scelta di continuità: la squadra di Cesareo, infatti, ricalca quella del suo predecessore. È per questo, probabilmente, che l’assemblea dei soci riunita ieri sotto la guida del presidente regionale di Confindustria Angelo Bozzetto non ha avuto difficoltà a ratificare il passaggio di consegne.
Certo, rispetto a qualche anno fa Cesareo dovrà fare i conti con un mutato assetto economico. Una consapevolezza già apparsa chiaramente nelle parole della lunga relazione del nuovo presidente, tutta incentrata sulla sfida dello sviluppo. Prima di quelle parole, peró, sono arrivati i complimenti del presidente uscente, fermato solo da un sussulto di commozione («Sette anni sono lunghi!», ha detto guardando il braccio destro Francesco Murgino): «Cesareo è stato capace di emergere dalla mischia, mostrando una genuina volontà di fare». Scontati i ringraziamenti per tutti i collaboratori, come la promessa di rimanere vicino all’associazione: «La continuità è diventata un valore in Confindustria».
Appunto, la continuità che si rinnova attraverso alcune idee interessanti. La prima citata da Cesareo è stata quella del laboratorio di idee, un “think tank” per dirla all’americana «nel quale convogliare e sviluppare, grazie all’azione di un comitato tecnico scientifico, i contributi intellettuali ed operativi di tutti». La prima sfida? Unire gli sforzi delle piccole e medie imprese locali con quelle di questo laboratorio per brevettare «un processo virtuoso di sviluppo di tecnologie per la gestione degli inquinanti in grado di coniugare i livelli di produttività della grande industria e la salvaguardia della salute pubblica». Un’attenzione che è anche nei fatti, se tra i vicepresidenti ci sono i vertici di Eni e Appia Energy Giancarlo Guarrata e Antonio Albanese.
Dal messaggio agli ambientalisti a quello per gli amministratori pubblici il passo è breve, ma con un piglio diverso: «La politica deve adeguarsi ai tempi dell’imprenditoria». Un primo passo potrebbe essere quello di trasformare Taranto in una zona a “burocrazia zero”, e non bastarebbe: «Le imprese hanno bisogno di partners, non solo la Pubblica Amministrazione ma anche i sindacati, la politica e le altre associazioni, che facciano “lobby” attorno agli interessi del territorio».
Le linee di azione più significative tra le tante elencate dal nuovo presidente all’assemblea sono apparse quelle indirizzate verso l’internazionalizzazione del tessuto produttivo e un allentamento della stretta del credito, con un accento verso la logistica e la nautica in particolare: «Taranto – ha detto anche da ex presidente di Assonautica – deve tornare ad essere città “di mare” e non “sul mare”!».
Dopo l’acclamazione Cesareo ha salutato l’assemblea circondato dalla sua squadra (oltre i due vicepresidenti già citati c’erano Emanuele Di Palma, Antonio Marinaro, Domenico Nardelli, Massimo Di Giuseppe e Paolo Campagna, più i consiglieri delegati), utilizzando un simpatico «io speriamo che me la cavo» di buon auspicio.

Tensione su Equitalia, la proposta del prefetto di Taranto: «Lavoriamo insieme per lenire il conflitto sociale»

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Troppe tensioni intorno ad Equitalia, nelle ultime settimane.
Così tante che il prefetto di Taranto, Claudio Sammartino, ha ritenuto opportuno mettere intorno ad un tavolo i rappresentanti delle istituzioni locali, delle associazioni di categoria e dei consumatori, i sindacati e le forze dell’ordine, per scovare una strategia buona per raffreddare il clima. Dopo gli attentati in tutta Italia, e dopo il blocco della sede ionica operato dai Cobas la scorsa settimana, infatti, il massimo rappresentante istituzionale della provincia ha deciso di coinvolgere chiunque abbia relazioni con la società di riscossione «per tentare di lenire il conflitto sociale in atto».
A ricordare quanto quel conflitto fosse vivo, ieri mattina ai piedi della Prefettura, c’erano proprio i rappresentanti dei Cobas. Nessuno scontro, ma una promessa urlata a gran voce, dopo il rifiuto di Sammartino a riceverne una delegazione: «Se il prefetto non ci incontrerà, mercoledì bloccheremo di nuovo Equitalia».
Alle minacce Sammartino ha preferito opporre un lavoro di ricucitura di tutte le parti sociali: «Se riusciamo a costituire una rete di relazioni – ha spiegato – affronteremo meglio le situazioni più difficili». Che concretamente significa intensificare il lavoro di informazione.
Le strade per alleggerire il peso degli accertamenti, infatti, esistono. Anche se i rappresentanti di Equitalia (il direttore regionale Alessandro Migliaccio e quello provinciale Fernando Prò) hanno dichiarato da subito di non poter non fare due cose: applicare la legge e gli interessi di mora. Una risposta alle tante sollecitazioni arrivate soprattutto dalle associazioni dei consumatori, che tengono il polso della disperazione di chi non ce la fa a pagare.
Tornando alle soluzioni, Sammartino ne ha dettata una di carattere generale: rafforzare il rapporto tra le istituzioni. «Solo in questo modo potremo dare risposte a cittadini che vivono nella disperazione – ha spiegato il prefetto – cercando di non abbandonarli alla loro solitudine». Quella stessa solitudine che, secondo il rappresentante istituzionale, finisce per «ampliare la zona grigia dell’usura, che potrebbe diventare endemica». La reazione di chi è disperato, infatti, non è solo il suicidio (e la cronaca a torto e ragione ne sta parlando) ma anche il ricorso a mezzi compromettenti dal punto di vista della legalità: «Ecco perché a questo tavolo abbiamo invitato anche le forze dell’ordine».
Praticamente questo impegno si traduce nel ridurre le distanze tra Equitalia e contribuenti. Alcune associazioni, come Casartigiani, hanno portato ad esempio la loro positiva esperienza di collaborazione con l’agenzia di riscossione: «Abbiamo uno sportello on line – ha spiegato la responsabile Domenica Annichiarico – e fino ad oggi non ci sono stati problemi». Poi ci sono gli sportelli informativi già attivi a Martina, Manduria e Ginosa, più uno di prossima apertura a Massafra. Ed infine, le agevolazioni rappresentate dalle rateizzazioni.
Le novità, invece, sono il rafforzamento dello Sportello d’Ascolto della sede ionica di Equitalia, che presto sarà implementato con uno Sportello Amico. A monte di tutto questo, però, il direttore regionale ha posto una sorta di regola aurea per lenire i conflitti: «Solo usando il buon senso potremo anche applicare le ferree leggi, che fa il Parlamento, in maniera più umana».
Intanto, questa prima riunione ha gettato le basi per un lavoro che si specializzerà in futuro per individuare tutte le aree di sofferenza del tessuto economico locale. A partire dalla stretta del credito, fino ai difficili rapporti tra Inps, Inail ed aziende, che messe alla corda innescano un processo di decadimento che arriva ai lavoratori e alle loro famiglie.
In questo senso, il prefetto Sammartino ha voluto coinvolgere anche la Chiesa, attraverso la Caritas diocesana di Taranto e Castellaneta: «Se l’informazione per alimentare il canale di collegamento con Equitalia non dovesse bastare – ha spiegato – resta come estrema soluzione la rete della solidarietà. Ma noi non ci arrendiamo».

Ilva Taranto, le proposte di Fiom e Cgil per la riapertura dell’Aia

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Fiom e Cgil, insieme, questa volta vorrebbero contare di più.
La riapertura dell’Aia per l’Ilva, infatti, è l’occasione per dire la propria sul modello di ambientalizzazione del colosso siderurgico ionico. E il sindacato, anche nella sua declinazione metallurgica, ha preferito farlo attraverso il parere di tecnici del settore.
Quali sono gli interventi che Cgil e Fiom vorrebbero fossero inseriti nella nuova procedura di autorizzazione integrata ambientale? Lo hanno detto ieri mattina i vertici delle due sigle, riuniti in conferenza stampa nella sede della federazione provinciale. C’erano il segretario provinciale della Cgil Luigi D’Isabella, il suo omologo della Fiom (di fresca elezione) Doanto Stefanelli, ed il coordinatore nazionale per la siderurgia dei metallurgici, Vittorio Bardi.
C’era anche l’ingegner Domenico Capodilupo, l’esperto incaricato di indicare le proposte che il sindacato intende fare al tavolo dell’Aia. Seguendo quanto detto durante il tavolo regionale cui partecipò anche il ministro Corrado Clini, sono due gli indicatori di sofferenza ambientale su cui la Fiom si sta concentrando: la riduzione delle emissioni diffuse prodotte dalla movimentazione dei materiali (parchi minerari e nastri trasportatori) ed il contenimento di quelle derivate dalle lavorazioni dell’impianto di agglomerazione. Prima di scendere nel dettaglio, i segretari hanno spiegato il punto di vista del sindacato rispetto al tema dell’ambientalizzazione.
«Chi pensa di chiudere le acciaierie – ha esordito Stefanelli senza mezzi termini – indirettamente dice che l’Italia dovrà approvvigionarsi di metallo all’estero. Taranto, invece, deve puntare alla produzione di qualità». Insomma, se le grandi multinazionali dismettono gli impianti in Europa per produrre a costi inferiori altrove, l’acciaio italiano deve essere appetibile sotto altri aspetti. Anche perché produrlo è ancora redditizio: come ha spiegato Bardi riportando quanto detto durante un recente incontro di Federacciai, i dati di produzione del primo trimestre 2012 sono positivi, nonostante lo scenario di crisi.
Certo, il nodo dell’ambientalizzazione non è da sottovalutare. Produrre qualità inquinando, infatti non è accettabile. Ecco perché Fiom e Cgil hanno chiesto di essere ascoltati per la riapertura dell’Aia, «per inaugurare un confronto che porti all’applicazione costante delle migliori tecnologie disponibili». «Invece non capiamo – ha poi aggiunto D’Isabella – l’atteggiamento dell’Ilva che ha presentato ricorso al Tar. Perché questa è un’occasione per l’azienda, potrebbe già da ora applicare quegli accorgimenti previsti a livello europeo».
Si tratta di due famose sigle, Bat e Bref, che indicano quanto di meglio c’è sul mercato per abbattere determinati inquinanti. Tornando all’aspetto tecnico, l’ingegner Capodilupo ha parlato di due interventi, l’installazione di cannoni “dry fog”, letteralmente “nebbia secca”, nei punti di dispersione delle polveri sottili (risultati buoni sono stati ottenuti con i Pm 10 e anche con i Pm 5), e l’introduzione di filtri a manica a valle degli elettrofiltri nell’impianto di agglomerazione. Con i primi si otterrebbe il risultato di ingabbiare in acqua spruzzata a velocità supersonica le particelle volatili (anche se poi una volta stoccate dovrebbero essere comunque protette da film), con i secondi si abbatterebbe la concentrazione di inquinanti ben al di sotto di quanto indicato da Aia e norme europee.
Queste proposte saranno, inoltre, il punto di partenza di un convegno annunciato ieri da Fiom e Cgil, che dovrebbe tenersi entro l’estate. Si tratta di un momento di riflessione dal respiro internazionale, nel quale confrontarsi con realtà straniere che hanno ottenuto sensibili risultati e con chiunque, Ilva e autorità ecclesiastiche comprese (l’arcivescovado ionico ha già lanciato l’idea di un altro convegno). «Noi siamo per un industria avanzata anche nel campo del rispetto dell’ambiente – ha concluso D’Isabella – obiettivo possibile anche grazie a quel patrimonio di professionalità che sono i tecnici che ogni giorno lavorano nello stabilimento. Passatemi la battuta: ne sanno molto più loro di tanti scienziati autoproclamatisi».

Ance e sindacati firmano l’integrativo. Più risorse e sicurezza per gli edili

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Il mondo dell’edilizia locale non smette di mandare messaggi alle istituzioni. L’ultimo con la firma, martedì scorso, del nuovo contratto collettivo provinciale per i dipendenti delle aziende del settore.
Imprenditori e sindacati di categoria, infatti, hanno aperto una vera e propria campagna contro la diffusa illegalità che serpeggia nei cantieri ionici. Essere riusciti a chiudere un accordo in un momento di grave crisi come questo, quindi, segnala la netta volontà di continuare sulla strada presa alcuni mesi fa, quando in Prefettura furono firmati ben due protocolli per garantire più legalità e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Insomma, gli edili chiedono attenzione per le imprese sane che producono valore aggiunto nel territorio, che riconoscono il valore dei loro dipendenti e non scendono a compromessi soprattutto quando si parla di appalti pubblici. «Per noi è un momento importante – ha spiegato ieri, durante la conferenza stampa tenuta in Confindustria, il presidente dell’Ance Antonio Marinaro – perché siamo riusciti a condividere un percorso con i sindacati, non privo di scontri, portando a casa un accordo che salvaguarda soprattutto le esigenze dei lavoratori».
Gli elementi di novità di questo integrativo (uno tra i primi già firmati in Italia) stanno in due sigle: Evr e Rlst. La prima sta per “Elemento variabile della retribuzione”, una sorta di premio per i lavoratori calcolato sull’andamento di cinque parametri a livello locale, e comunque non superiore al 6% del minimo di paga; la seconda, invece, sta per “Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale”, figura finanziata dai datori di lavoro con un contributo mensile di due euro a dipendente che garantirà il rispetto delle norme in materia nelle aziende con meno di quindici operai.
Una riflessione è quasi obbligata: le aziende, in un momento di crisi, scelgono di garantire il salario dei lavoratori incrementandolo, e versano un contributo per la sicurezza. Un ottimo esempio di moralità imprenditoriale che stride con le percentuali di sommerso del territorio: oltre il 35% di lavoratori irregolari. Per non parlare della pratica del massimo ribasso, censurata da Ance e sindacati ma ancora in voga. «Al nostro impegno manca ancora un tassello – ha infatti spiegato Marinaro –, l’impegno delle pubbliche amministrazioni a considerare le imprese sane del territorio, spezzettando i grossi appalti in commesse più piccole ed immediatamente cantierizzabili. Lo dice la legge, tra l’altro». Senza contare quanto scritto, appunto, in quei protocolli firmati in Prefettura e rimasti lettera morta.
Dal punto di vista dei sindacati, infine, la soddisfazione per il raggiungimento del miglior risultato possibile. In conferenza stampa sono intervenuti Luigi Lamusta della Fillea Cgil e Vito Lincesso della Filca Cisl. Mancava solo il segretario della Feneal Uil Antonio Guida.

Rinviato a Taranto l’appuntamento con Susanna Camusso, la leader della CGIL in Commissione Lavoro al Senato per la Legge sulla Riforma del Mercato del Lavoro

Rinviato a data da destinarsi l’appuntamento previsto per mercoledì 11 aprile con il leader della CGIL nazionale, Susanna Camusso.

 

Prende il via proprio mercoledì l’esame del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro. Nel pomeriggio, a cominciare dalle 15, audizione dei rappresentati di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confindustria.

La decisione è stata assunta dall’ufficio di presidenza della stessa commissione, che ha definito un calendario di massima per la discussione del provvedimento nei prossimi giorni.

Intanto, Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, aveva segnalato la disponibilità del governo a favorire modifiche nel corso del dibattito parlamentare sul ddl a condizione di non stravolgere il provvedimento.

Nel frattempo dalla sede della CGIL di Taranto confermano la disponibilità della Camusso a svolgere subito dopo questo importante appuntamento nella Commissione del Senato, una riflessione approfondita sul tema, proprio nella città bimare che da sempre rappresenta un punto di grande osservazione delle dinamiche del lavoro in tutta Italia.

Taranto vertenza nazionale, incontro con la leader della CGIL, Susanna Camusso

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Taranto potrebbe diventare un “vertenza-nazionale”, ma il dualismo tra lavoro e ambiente che anima il dibattito politico e non solo di questi tempi pone il territorio ionico anche al centro delle attenzioni dei vertici sindacali nazionali impegnati nel difficile passaggio sulla Riforma del mercato del lavoro tra crisi economica e politiche per lo sviluppo e l’occupazione.
Lo sa benissimo Susanna Camusso che mercoledì 11 aprile sarà a Taranto a riprendere proprio da una delle città più industriali del Sud l’iniziativa straordinaria che impegna la CGIL in favore dei diritti dei precari e dei giovani e per ammortizzatori sociali universali.
L’incontro si svolgerà alle 17,30 nel Salone di Rappresentanza della Provincia di Taranto. La Camusso sarà intervistata sui temi nazionali e locali dai giornalisti Salvatore Catapano di Rai 3 Puglia, Domenico Palmiotti de La Gazzetta del Mezzogiorno e Michele Tursi del Corriere del Giorno.
In quella occasione si parlerà della riforma, della manifestazione unitaria programmata con CISL e UIL il prossimo 13 aprile, del caso “esodati”, ma anche delle questioni che riguardano più da vicino Taranto e il suo futuro occupazionale tra la richiesta di interventi speciali e la necessità di salvaguardare occupazione e salute.
“Certo a livello nazionale partiamo da un dato – afferma Luigi D’Isabella, Segretario generale della CGIL di Taranto – Il Governo aveva chiuso la consultazione con le parti sociali imponendo un testo sulla Riforma del lavoro che escludeva il reintegro per i licenziamenti economici. Ora è dovuto tornare indietro: si tratta di un primo importante risultato della CGIL, della mobilitazione unitaria dei lavoratori, del consenso che si è sviluppato nel Paese sul tema della dignità del lavoro, a cui hanno prestato ascolto le forze politiche progressiste più sensibili alle tematiche sociali. Contiamo di mobilitarci ancora sulle questioni che riguardano i diritti dei meno garantiti e la necessità di articolare in maniera differente i fondi per gli ammortizzatori sociali”.