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Periti e carabinieri nell’Ilva, ma ancora non c’è lo spegnimento degli impianti

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Sono arrivati all’interno dell’Ilva intorno a mezzogiorno i tecnici incaricati dalla magistratura ionica di sovrintendere allo spegnimento degli impianti. L’esecuzione del sequestro dell’area a caldo e il successivo spegnimento degli impianti non saranno immediati, così come aveva preannunciato il procuratore della Repubblica Franco Sebastio in conferenza stampa. Si tratta di un inizio delle procedure. Insieme ai custodi nominati dal Gip nello stabilimento ci sono anche i carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico. I tecnici sono incaricati dal gip di «avviare le procedure tecniche per il blocco delle specifiche lavorazioni e per lo spegnimento».
I quattro tecnici hanno subito incontrato i dirigenti dello stabilimento per stabilire le procedure di chiusura degli impianti, che richiederanno tempi lunghi. I custodi giudiziari sono stati incaricati di sovrintendere alle procedure, osservando «le prescrizioni a tutela della sicurezza e dell’incolumità pubblica e a tutela dell’integrità degli impianti».
Intanto domattina alle 11 inizieranno gli interrogatori di garanzia per gli otto posti ai domiciliari dal gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta sul presunto inquinamento ambientale da parte dell’Ilva. Si tratta degli ex presidenti dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva (padre e figlio), dell’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, e dei responsabili dell’area sottoprodotti Ivan Di Maggio e dell’area agglomerato Angelo Cavallo. Il provvedimento restrittivo ha raggiunto anche Salvatore D’Alò, capo delle acciaierie 1 e 2, Salvatore De Felice, già capo area altiforni e attuale direttore del siderurgico dopo le dimissioni di Capogrosso avvenute qualche settimana fa, e Marco Andelmi, responsabile dell’area parchi minerali.
Tutti sono accusati, a vario titolo, di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.

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Sequestro Ilva- venerdì la battaglia al Riesame, stop ai blocchi gli operai tornano in fabbrica

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Sono tornati nel siderurgico alle 6,30 di questa mattina i 5mila operai che per due giorni hanno protestato in città bloccando tutte le vie di accesso al capoluogo ionico per dire no alle decisioni della Magistratura tarantina.
Nuove manifestazioni sono previste a partire da lunedì e culmineranno nello stop totale di 24 ore previsto per giovedì, vigilia della battaglia che si terrà al Tribunale del Riesame. Venerdì, infatti, si discuterà il ricorso presentato dai legali dell’Ilva contro il sequestro dell’area a caldo e le otto ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per dirigenti ed ex dirigenti del colosso siderurgico tarantino.
Tutto è iniziato intorno alle 13 di giovedì quando gli operai sono venuti a conoscenza della firma, da parte del Gip presso il Tribunale di Taranto patrizia Todisco, di una ordinanza con la quale si disponeva il sequestro di agglomerati, cokerie, acciaierie, parchi minerali e le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per gli ex presidenti dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva (padre e figlio), l’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, e i responsabili dell’area sottoprodotti Ivan Di Maggio e dell’area agglomerato Angelo Cavallo. Il provvedimento restrittivo ha raggiunto anche Salvatore D’Alò, capo delle acciaierie 1 e 2, Salvatore De Felice, già capo area altiforni e attuale direttore del siderurgico dopo le dimissioni di Capogrosso avvenute qualche settimana fa, e Marco Andelmi, responsabile dell’area parchi minerali.
I sequestri non sono stati ancora eseguiti come ha tenuto a specificare in conferenza stampa il Procuratore della Repubblica ionico Franco Sebastio. «La fase di attuazione del provvedimento – ha detto il Procuratore – non è ancora iniziata per due motivi, sia perché ci saranno richieste al riesame, il cui pronunciamento avverrà a brevissima scadenza e poi perché parliamo di procedure tecniche da adottare che non sono affatto facil». Questi impiantibche sono a ciclo continuo e lavorano a temperature elevatissime, infatti, per essere disattivati hanno bisogno di tecnici all’altezza, di una messa totale in sicurezza e di una graduale disattivazione. «Se si dovessero spegnere di colpo – ha detto Sebastio – accadrebbe un disastro».
Le modalità di un eventuale spegnimento degli impianti verranno poi perfezionate in itinere se si dovesse arrivare alla fase di esecuzione concreta del decreto.
La storia dell’inquinamento del capoluogo ionico ha radici nel passato. La prima sentenza venne emessa ben 30 anni fa. Era il1982 e la Pretura ionica condannò i vertici dell’allora Italsider per la diffusione delle polveri dei parchi minerari. «Da allora in poi c’è stata tutta una serie di procedimenti penali con la caratteristica costante di confluire in sentenze di condanna diventate definitive». A parlarne è ancora il Procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio. «Tutti questi procedimenti penali – ha aggiunto – hanno avuto una particolarità. Più si andava avanti e si approfondivano ulteriori aspetti, più saliva anche il livello qualitativo dei reati contestati».
Le indagini, culminate nella ordinanza di giovedì sono partite tra il 2009 ed il 2010 sulla bene di accertamenti e denunce tra cui anche quella del primo cittadino. Le denunce inserite nel procedimento sono ben 150.
A parlare in conferenza stampa è stato anche Il procuratore generale della Corte di Appello di Lecce Giuseppe Vignola. «il passaggio dall’Italsider all’Ilva ha rappresentato un abbattimento delle emissioni di diossina. Ma non è soltanto con la diossina che oggi stiamo avvelenando Taranto. Ci sono le polveri sottili, i Pm10 e altri agenti patogeni – ha aggiunto – che in alcuni centinaia di casi hanno dato purtroppo quell’esito letale di cui tutti hanno sentito parlare. Vi sono ancora migliaia di persone, all’interno della stessa Ilva, e quindi parliamo degli operai, in nome e per conto della loro salute la Procura della Repubblica è intervenuta. Parliamo anche degli abitanti dei quartieri confinanti, il quartiere Tamburi, o anche che abitano anche in quartieri più lontani dove ci sono ipotesi di inquinamento e di malattie». I periti incaricati dal Gip hanno fornito delle conclusioni terrificanti, ha detto ancora Vignola. «Ci si trovava di fronte a un’azione da interrompere. I magistrati non si trovavano di fronte a un bivio tra lavoro e ambiente, non c’era possibilità di scelta o discrezionalità. Il sequestro era obbligato, non si poteva ignorare la conclusione delle perizie, anche se il provvedimento – ha precisato Vignola – non è stato preso a cuor leggero. I magistrati si sono mossi nella legalità. Non potevano prendere altri provvedimenti in una situazione del genere». Secondo i giudici l’Ilva mentre di giorno rispettava le prescrizioni imposte, di notte le violava. Una tesi confermata dai rilievi fotografici eseguiti per 40 giorni nel corso dell’inchiesta.
Da una parte la magistratura, dall’altra il colosso siderurgico. Al centro i lavoratori. È stato proprio il neo presidente di Ilva Taranto Bruno Ferrante a ribadire le intenzioni dell’azienda di non voler lasciare il capoluogo ionico. «Se c’è disponibilità al confronto Ilva non si sottrae – ha detto – noi siamo sicuri che in questo Paese si possano coniugare ambiente, salute, sicurezza, lavoro e impresa». Ferrante ha poi ribadito «Se potremo lavorare e continueremo a lavorare nello stabilimento di Taranto, assicureremo i livelli occupazionali come già avvenuto in passato».
Dure le critiche per il provvedimento emesso dalla magistratura ionica da parte di Federmeccanica e Federacciai. «Il provvedimento – ha detto il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi – desta grandissima preoccupazione in tutti gli imprenditori metalmeccanici e rappresenta un colpo insopportabile non solo per la siderurgia italiana, ma per tutto il manifatturiero nazionale». Condanna unanime anche da Federacciai secondo cui il sequestro è stato disposto da un magistrato «sulla base di opinabili correlazioni tra l’esistenza dell’impianto industriale e la salute». «In Europa – si legge nella nota – vi sono molti impianti come l’Ilva di Taranto. Ovunque istituzioni, imprese, parti sociali hanno lavorato di comune accordo per migliorare l’impatto ambientale e per raggiungere un equilibrio virtuoso tra ambiente e lavoro; così come si è fatto in questi anni per Taranto (…). Mai è avvenuto in Europa che provvedimenti unilaterali della magistratura bloccassero questo processo». Federacciai parla di una distorta ideologia ambientalista che mette in discussione la presenza dell’industria sul territorio.
E la paura della perdita del posto di lavoro non colpisce soltanto i 5mila lavoratori dell’area a caldo. Ce ne sono altrettanti in quella a freddo, 4 o 5 mila nell’indotto più i subfornitori dell’indotto che pagherebbero lo scotto di un eventuale fermo degli impianti. Il governo nazionale, quindi, dovrebbe intervenire con dei provvedimenti a salvaguardia dei livelli occupazionali per circa 15 mila lavoratori.
Quella che ci si appresta a vivere sarà una settimana decisiva per il futuro dello stabilimento ionico, dei lavoratori. Il diritto alla salute resta il caposaldo della magistratura tarantina.

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Tariffe raddoppiate per smaltire i rifiuti del Comune di Taranto, truffa da 260mila euro imprenditore massafrese denunciato dalla Finanza

Immagine di repertorio

Avrebbe applicato una tariffa quasi raddoppiata al comune di Taranto per il conferimento dei rifiuti solidi urbani nella discarica di sua proprietà. La truffa, messa in atto da un imprenditore massafrese, è stata scoperta dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della guardia di finanza di Taranto.

L’amministratore della società, secondo gli investigatori, nel 2009 e nel 2010 avrebbe applicato una tariffa maggiore, pari a 92,10 euro per tonnellata, per il conferimento dei rifiuti al posto della tariffa prevista pari a 54,14 euro a tonnellata. Un disegno criminoso, secondo le fiamme gialle, che avrebbe permesso all’imprenditore di procurarsi un ingiusto profitto pari a circa 260mila euro.

L’operazione ha portato anche alla denuncia dell’amministratore della società per truffa continuata con l’aggravante di averlo commesso nei confronti di un ente pubblico. La somma percepita indebitamente su disposizione del Gip del Tribunale di Taranto, invece, è stata recuperata dai militari della finanza attraverso un sequestro preventivo per equivalente di disponibilità finanziarie intestate all’imprenditore e alla società.

STATTE GREEN FEST 2012 Riapre questa sera il Teatro Naturale di Leucaspide, spettacolo con Sebastiano Somma e Martino De Cesare Trio

(Fonte – Comunicato stampa)

Il manifesto del Green Fest

Torna lo Statte Green Fest. Si tratta dell’ultimo appuntamento per l’edizione primaverile 2012 della rassegna che l’Assessorato all’Ecologia e Ambiente del Comune di Statte su iniziativa del consigliere comunale Ivan Orlando, ha completamente dedicato alla riscoperta e rivalutazione dell’anima “green” del suo territorio.

Questa volta in primo piano è uno degli scenari naturali più suggestivi della gravina di Leucaspide: il teatro omonimo scavato nella roccia calcarea e che questa sera, dopo anni di chiusura, ospiterà per la sua straordinaria riapertura uno spettacolo che parla di natura, patrimonio, ma anche valori etici e morali legati alla più grande risorsa green del mondo, i bambini.

Ospite del Comune di Statte e del Green Fest, sarà Sebastiano Somma, attore e regista di cinema e tv, protagonista tra gli altri di un lavoro prodotto da Rai Trade e realizzato grazie al talento musicale e artistico del compositore crispianese Martino De Cesare.

Lo spettacolo inizialmente previsto lo scorso 26 maggio, fu rinviato a causa delle cattive condizioni meteo ma con l’impegno dello stesso artista ad una riprogrammazione imminente tra una ripresa e l’altra delle nuove puntate di “Un caso di coscienza 5”: il serial TV di cui Somma è ormai protagonista da molte stagioni televisive.

Così venerdì al Green Fest arriverà “Quando arriva un’emozione”: un concept editoriale prodotto dalla RAI che mette insieme il cinema (quattro cortometraggi interpretati da Enzo De Caro, Marina Suma, Nino Frassica e lo stesso Somma –ndr), la musica (composta dallo stesso De Cesare e interpretata negli short movie da Simona Bencini, Fabio Concato, Francesco Baccini, Tony Esposito, Edoardo Bennato e Antonella Ruggiero) la promozione del territorio (con set tra il territorio delle gravine e delle masserie e scene girate anche nel teatro naturale Leucaspide) e un grande progetto di solidarietà legato ai bambini.

“Abbiamo voluto proporre questo spettacolo originale e lavorare alla riapertura del nostro teatro naturale con l’intento di mostrare quanto di buono c’è sul territorio” – spiega il consigliere delegato al Green Fest, Ivan Orlando.

Così il meglio è andato in scena, sia nelle giornate dedicate alle escursioni nell’antico acquedotto e nella gravina del Triglio (gli scorsi 25 e 26 maggio), sia con la programmazione per venerdì prossimo di uno spettacolo che annuncia emozioni anche oltre il titolo.

Lo scenario è suggestivo e lo spettacolo assicurato da Somma e dal Martino De Cesare Trio sappiamo essere dotato di grandi doti di trasporto ed emozione – spiega ancora Orlando – un connubio dunque che ci fa sperare in una serata di successo e di grande gradimento da parte del pubblico e della critica.

La serata inizierà alle 21.30 ed è ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Una possibilità offerta al territorio e non solo grazie alla presenza di sponsor che hanno creduto nel progetto e che hanno consentito al Comune di occuparsi solo della parte burocratico- amministrativa senza dover sostenere nessun tipo di onere economico – spiega il consigliere comunale – per questo è opportuno rendere pubblico il sostegno offerto da sponsor come ANCE Confindustria, CISA, Nardoni Lavori, L’Oro Due, Idea e SIT oltre all’impegno di associazioni, enti e privati che hanno garantito la loro collaborazione per la buona riuscita dell’iniziativa.

STATTE, SCUOLA E ISTITUZIONI INSIEME PER FARE LA DIFFERENZA Mercoledì 6 giugno giornata conclusiva del progetto di sensibilizzazione in favore della raccolta differenziata nelle scuole elementari Giovanni XXIII e Paolo Borsellino

Non solo un posto dove imparare una lezione ma anche un luogo di elaborazione culturale del sapere dove mettere in moto buone pratiche e un nuovo modo di vivere in armonia con il proprio territorio.
Nasce da queste premesse la collaborazione instaurata dal Comune di Statte, Assessorato all’Ecologia e all’Ambiente, e le scuole del territorio comunale che in questi anni hanno svolto ruolo di motore sociale e informativo all’interno del progetto che riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti.
Ogni scuola di ordine e grado è stata coinvolta con progetti mirati che puntavano a spiegare come sia la stessa comunità “a fare la differenza” – spiega l’Assessore al ramo, Vincenzo Chiarelli – ed è in questo quadro d’assieme che si sviluppa, tra gli altri, il progetto portato avanti dalla scuola elementare Giovanni XXIII e dal plesso ad esso collegato della scuola elementare Paolo Borsellino di Statte.
Il ruolo di agente sociale e di educazione alla cittadinanza attiva svolto dalle istituzioni scolastiche è oggi più che mai un principio che va ripreso ed enfatizzato – spiega il Sindaco di Statte, Angelo Miccoli – anche alla luce dei recenti attacchi subiti dalla scuola nella vicinissima Brindisi.
Si svolgerà, quindi, sotto questi auspici la giornata conclusiva del progetto che ha visto la scuola elementare di Statte collaborare nel progetto realizzato con il Comune e l’ATO di riferimento.
Contiamo di mostrare quanto lavoro sia stato realizzato in questi mesi da 55 insegnanti e oltre 800 alunni del territorio – sottolinea l’assessore Chiarelli – e celebrare così, in maniera produttiva e originale, l’importanza della scuola e della sua fucina di cittadini del domani.
La giornata conclusiva del progetto si svolgerà mercoledì 6 giugno a partire dalle ore 10.00 nella sala auditorium della scuola elementare Paolo Borsellino.
Nel corso dell’incontro con la comunità e la stampa saranno illustrati i risultati dell’attività didattica svolta dagli studenti e verranno presentati i bozzetti originali della campagna di sensibilizzazione sul tema della raccolta differenziata pensata dai ragazzi.
L’attività sarà resa direttamente dai giovani studenti accompagnati dai docenti e dal dirigente scolastico Loredana Bucci.
All’incontro con la stampa parteciperanno anche i tecnici del Comune, l’Assessore Chiarelli e il Sindaco di Statte, Miccoli.

Ilva Taranto, le proposte di Fiom e Cgil per la riapertura dell’Aia

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Fiom e Cgil, insieme, questa volta vorrebbero contare di più.
La riapertura dell’Aia per l’Ilva, infatti, è l’occasione per dire la propria sul modello di ambientalizzazione del colosso siderurgico ionico. E il sindacato, anche nella sua declinazione metallurgica, ha preferito farlo attraverso il parere di tecnici del settore.
Quali sono gli interventi che Cgil e Fiom vorrebbero fossero inseriti nella nuova procedura di autorizzazione integrata ambientale? Lo hanno detto ieri mattina i vertici delle due sigle, riuniti in conferenza stampa nella sede della federazione provinciale. C’erano il segretario provinciale della Cgil Luigi D’Isabella, il suo omologo della Fiom (di fresca elezione) Doanto Stefanelli, ed il coordinatore nazionale per la siderurgia dei metallurgici, Vittorio Bardi.
C’era anche l’ingegner Domenico Capodilupo, l’esperto incaricato di indicare le proposte che il sindacato intende fare al tavolo dell’Aia. Seguendo quanto detto durante il tavolo regionale cui partecipò anche il ministro Corrado Clini, sono due gli indicatori di sofferenza ambientale su cui la Fiom si sta concentrando: la riduzione delle emissioni diffuse prodotte dalla movimentazione dei materiali (parchi minerari e nastri trasportatori) ed il contenimento di quelle derivate dalle lavorazioni dell’impianto di agglomerazione. Prima di scendere nel dettaglio, i segretari hanno spiegato il punto di vista del sindacato rispetto al tema dell’ambientalizzazione.
«Chi pensa di chiudere le acciaierie – ha esordito Stefanelli senza mezzi termini – indirettamente dice che l’Italia dovrà approvvigionarsi di metallo all’estero. Taranto, invece, deve puntare alla produzione di qualità». Insomma, se le grandi multinazionali dismettono gli impianti in Europa per produrre a costi inferiori altrove, l’acciaio italiano deve essere appetibile sotto altri aspetti. Anche perché produrlo è ancora redditizio: come ha spiegato Bardi riportando quanto detto durante un recente incontro di Federacciai, i dati di produzione del primo trimestre 2012 sono positivi, nonostante lo scenario di crisi.
Certo, il nodo dell’ambientalizzazione non è da sottovalutare. Produrre qualità inquinando, infatti non è accettabile. Ecco perché Fiom e Cgil hanno chiesto di essere ascoltati per la riapertura dell’Aia, «per inaugurare un confronto che porti all’applicazione costante delle migliori tecnologie disponibili». «Invece non capiamo – ha poi aggiunto D’Isabella – l’atteggiamento dell’Ilva che ha presentato ricorso al Tar. Perché questa è un’occasione per l’azienda, potrebbe già da ora applicare quegli accorgimenti previsti a livello europeo».
Si tratta di due famose sigle, Bat e Bref, che indicano quanto di meglio c’è sul mercato per abbattere determinati inquinanti. Tornando all’aspetto tecnico, l’ingegner Capodilupo ha parlato di due interventi, l’installazione di cannoni “dry fog”, letteralmente “nebbia secca”, nei punti di dispersione delle polveri sottili (risultati buoni sono stati ottenuti con i Pm 10 e anche con i Pm 5), e l’introduzione di filtri a manica a valle degli elettrofiltri nell’impianto di agglomerazione. Con i primi si otterrebbe il risultato di ingabbiare in acqua spruzzata a velocità supersonica le particelle volatili (anche se poi una volta stoccate dovrebbero essere comunque protette da film), con i secondi si abbatterebbe la concentrazione di inquinanti ben al di sotto di quanto indicato da Aia e norme europee.
Queste proposte saranno, inoltre, il punto di partenza di un convegno annunciato ieri da Fiom e Cgil, che dovrebbe tenersi entro l’estate. Si tratta di un momento di riflessione dal respiro internazionale, nel quale confrontarsi con realtà straniere che hanno ottenuto sensibili risultati e con chiunque, Ilva e autorità ecclesiastiche comprese (l’arcivescovado ionico ha già lanciato l’idea di un altro convegno). «Noi siamo per un industria avanzata anche nel campo del rispetto dell’ambiente – ha concluso D’Isabella – obiettivo possibile anche grazie a quel patrimonio di professionalità che sono i tecnici che ogni giorno lavorano nello stabilimento. Passatemi la battuta: ne sanno molto più loro di tanti scienziati autoproclamatisi».

A Statte arriva la 1^ Edizione del “Green Fest”, si inizia sabato 26 maggio, domani la presentazione ufficiale

Entra nel vivo l’organizzazione del 1° Statte Green Fest – Viaggio nell’anima verde del territorio di Statte, che rilancia l’immagine dell’ex borgata cittadina nel segno della biodiversità e della fruizione verde ed ecologista.

Il progetto del Comune di Statte, in collaborazione con enti e associazioni del territorio e sostenuto da numerosi sponsor privati che ne hanno consentito il reale supporto economico, sarà presentato ufficialmente sabato 19 maggio alle 10.30 nell’area attigua il Parco del Triglio a Statte.

All’incontro con la stampa parteciperanno il Sindaco di Statte, Angelo Miccoli, l’Assessore all’Ecologia e Ambiente, Vincenzo Chiarelli, il consigliere comunale delegato al Green Fest, Ivan Orlando e il dirigente del settore, Mauro De Molfetta.

Alla conferenza stampa saranno presenti inoltre i partner pubblici e privati dell’iniziativa.

Tra questi il maestro e compositore Martino De Cesare, i responsabili del CEA Janet Ross, del Gruppo Speleo Statte, della Pro-Loco, dell’Associazione “Arcobaleno”, del Circolo Fotografico “Controluce” e i docenti e dirigenti scolastici dell’ITIS Amaldi e della Scuola Media Leonardo da Vinci.

Verrà presentato il programma dettagliato dell’iniziativa resa possibile grazie al contributo volontario di molti, ma soprattutto realizzata in grande economia dall’ente civico e con il sostegno economico e propositivo di sponsor privati che hanno creduto nel nostro progetto di educazione all’eco-sostenibilità e al recupero del patrimonio ambientale – afferma Ivan Orlando.

Saranno presenti a tal proposito i rappresentanti di CISA, ANCE Confindustria Taranto, SIT, Nardoni Lavori e L’Oro 2.

 

 

La Finanza sequestra 7 ormeggi per barche abusivi alla foce del Galeso in zona demaniale

Il sequestro della finanza

Sette posti barca abusivi sequestrati e nove persone denunciate. È il bilancio della operazione della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Taranto portata avanti all’alba di questa mattina alla foce del Galeso.

Nel corso delle indagini sarebbe emersa una gestione illecita degli ormeggi delle imbarcazioni da diporto e da pesca alla foce del fiume. I sette immobili sequestrati erano stati realizzati abusivamente in un’area di particolare bellezza naturale. Le nove persone denunciate, invece, erano sprovviste di documenti ed autorizzazioni.

Le fiamme gialle, ora, verificheranno i pagamenti in nero effettuati dai pescatori al gestore abusivo dell’approdo che periodicamente, e senza averne titolo, riscuoteva somme di denaro per l’affitto degli ormeggi.

Guarda il video del sequestro http://youtu.be/FFN1TnvBtOo

Il sequestro degli immobili

«Scopo dell’attività realizzata oggi e di altre che seguiranno, ha spiegato il comandante della sezione navale della Guardia di Finanza, il capitano Paolo Zottola, è la ferma volontà di far emergere sacche di illegalità nascoste e di ripristinare lo stato di legalità, con il duplice obiettivo di tutelare le oneste attività d’impresa, in un’ottica di leale concorrenza tra gli operatori economici, e di proteggere l’ambiente costiero tarantino da quegli abusi edilizi che deturpano il territorio stravolgendone la bellezza e le naturali caratteristiche».

 

L’ex segretario Cisl Sergio D’Antoni a Taranto: «Ambiente e lavoro vanno conciliati»

Sergio D’Antoni, segretario della Cisl negli anni ’90 ed oggi deputato del Pd, si è sempre definito uomo di concertazione.
A Taranto per sostenere i democratici, il politico siciliano ha confermato questa sua vocazione parlando del tema che sta segnando la campagna elettorale, il rapporto tra ambiente e lavoro: «Vanno conciliati – ha spiegato – perché non c’è verità assoluta, i fondamentalismi non portano da nessuna parte». Insomma, è evidente come l’ex segretario non abbia perso lo spirito del sindacalista nonostante la militanza politica abbia ormai superato il decennio.
Gli anni alla guida del sindacato furono gli stessi durante i quali Gianni Florido e Ludovico Vico ricoprirono il ruolo di segretario provinciale rispettivamente di Cisl e Cgil. Ritrovandosi ieri mattina nell’ex sala Giunta di via Anfiteatro, è stato inevitabile l’amarcord tra D’Antoni, il presidente della Provincia ed il deputato Pd.
Ricordi legati alla lotta in difesa del lavoro, naturalmente, tema ricorrente anche oggi: «L’Italia si è fermata perché sono state abbandonate le zone deboli – ha commentato D’Antoni –, ma è da lì che dobbiamo ripartire». Sperimentando lo strumento del credito d’imposta, ha spiegato, anche per aumentare la platea dei lavoratori.
Sulla situazione politica, poi, l’ex segretario Cisl da meridionalista convinto non ha esitato: «Ci stiamo liberando di chi ha remato contro le ragioni del Sud». Cenno nemmeno tanto velato alla Lega e alla bufera giudiziaria che la sta travolgendo. Sulle prospettive, invece, parole chiare: «Si vota nel 2013 e la politica tornerà ad essere protagonista. Un ruolo che comunque non è mai stato abbandonato, perché in questo frangente è stato deciso di comune accordo politico per un Governo dalla forte connotazione tecnica».
Per quel che riguarda l’economia, invece, D’Antoni ha espresso sentimenti di speranza e tornando a parlare del “caso Taranto” ha detto: «Bisogna salvaguardare un patrimonio industriale che altrimenti andrebbe perso. Ci sono le tecnologie per farlo, basta applicarle».

Taranto vertenza nazionale, incontro con la leader della CGIL, Susanna Camusso

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Taranto potrebbe diventare un “vertenza-nazionale”, ma il dualismo tra lavoro e ambiente che anima il dibattito politico e non solo di questi tempi pone il territorio ionico anche al centro delle attenzioni dei vertici sindacali nazionali impegnati nel difficile passaggio sulla Riforma del mercato del lavoro tra crisi economica e politiche per lo sviluppo e l’occupazione.
Lo sa benissimo Susanna Camusso che mercoledì 11 aprile sarà a Taranto a riprendere proprio da una delle città più industriali del Sud l’iniziativa straordinaria che impegna la CGIL in favore dei diritti dei precari e dei giovani e per ammortizzatori sociali universali.
L’incontro si svolgerà alle 17,30 nel Salone di Rappresentanza della Provincia di Taranto. La Camusso sarà intervistata sui temi nazionali e locali dai giornalisti Salvatore Catapano di Rai 3 Puglia, Domenico Palmiotti de La Gazzetta del Mezzogiorno e Michele Tursi del Corriere del Giorno.
In quella occasione si parlerà della riforma, della manifestazione unitaria programmata con CISL e UIL il prossimo 13 aprile, del caso “esodati”, ma anche delle questioni che riguardano più da vicino Taranto e il suo futuro occupazionale tra la richiesta di interventi speciali e la necessità di salvaguardare occupazione e salute.
“Certo a livello nazionale partiamo da un dato – afferma Luigi D’Isabella, Segretario generale della CGIL di Taranto – Il Governo aveva chiuso la consultazione con le parti sociali imponendo un testo sulla Riforma del lavoro che escludeva il reintegro per i licenziamenti economici. Ora è dovuto tornare indietro: si tratta di un primo importante risultato della CGIL, della mobilitazione unitaria dei lavoratori, del consenso che si è sviluppato nel Paese sul tema della dignità del lavoro, a cui hanno prestato ascolto le forze politiche progressiste più sensibili alle tematiche sociali. Contiamo di mobilitarci ancora sulle questioni che riguardano i diritti dei meno garantiti e la necessità di articolare in maniera differente i fondi per gli ammortizzatori sociali”.