Archivio mensile:luglio 2012

Ferito accidentalmente al braccio da un colpo d’arma da fuoco

Ha raccontato ai poliziotti delle Volanti giunte al pronto soccorso del Santissima Annunziata di essere stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco al braccio destro mentre si trovava per strada a Lido Azzurro. L’inquietante episodio sarebbe avvenuto ieri sera. Il giovane, un 26enne tarantino, avrebbe riferito agli inquirenti che mentre stava rientrando a casa ha visto due persone litigare per strada e di aver udito successivamente due spari uno dei quali lo ha raggiunto accidentalmente al braccio. Ricoverato nel nosocomio ionico se la caverà in 15 giorni. Gli agenti hanno dato il via alle indagini per fare piena luce sull’accaduto.

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Periti e carabinieri nell’Ilva, ma ancora non c’è lo spegnimento degli impianti

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Sono arrivati all’interno dell’Ilva intorno a mezzogiorno i tecnici incaricati dalla magistratura ionica di sovrintendere allo spegnimento degli impianti. L’esecuzione del sequestro dell’area a caldo e il successivo spegnimento degli impianti non saranno immediati, così come aveva preannunciato il procuratore della Repubblica Franco Sebastio in conferenza stampa. Si tratta di un inizio delle procedure. Insieme ai custodi nominati dal Gip nello stabilimento ci sono anche i carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico. I tecnici sono incaricati dal gip di «avviare le procedure tecniche per il blocco delle specifiche lavorazioni e per lo spegnimento».
I quattro tecnici hanno subito incontrato i dirigenti dello stabilimento per stabilire le procedure di chiusura degli impianti, che richiederanno tempi lunghi. I custodi giudiziari sono stati incaricati di sovrintendere alle procedure, osservando «le prescrizioni a tutela della sicurezza e dell’incolumità pubblica e a tutela dell’integrità degli impianti».
Intanto domattina alle 11 inizieranno gli interrogatori di garanzia per gli otto posti ai domiciliari dal gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta sul presunto inquinamento ambientale da parte dell’Ilva. Si tratta degli ex presidenti dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva (padre e figlio), dell’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, e dei responsabili dell’area sottoprodotti Ivan Di Maggio e dell’area agglomerato Angelo Cavallo. Il provvedimento restrittivo ha raggiunto anche Salvatore D’Alò, capo delle acciaierie 1 e 2, Salvatore De Felice, già capo area altiforni e attuale direttore del siderurgico dopo le dimissioni di Capogrosso avvenute qualche settimana fa, e Marco Andelmi, responsabile dell’area parchi minerali.
Tutti sono accusati, a vario titolo, di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico.

Terrore per una coppietta rapinata a Carosino

Si erano appartati per vivere qualche momento di intimita’ i due fidanzatini di Carosino rapinati la notte scorsa. I due 20enni sono stati avvicinati mentre erano in auto da due persone con il volto coperto che imbracciavano un fucile.
La coppietta, atterrita, ha consegnato ai malviventi la somma di 70 euro ed un telefonino. I rapinatori sono immediatamente fuggiti. Del fatto indagano i carabinieri della stazione di San Giorgio Jonico.

Sequestro Ilva- venerdì la battaglia al Riesame, stop ai blocchi gli operai tornano in fabbrica

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Sono tornati nel siderurgico alle 6,30 di questa mattina i 5mila operai che per due giorni hanno protestato in città bloccando tutte le vie di accesso al capoluogo ionico per dire no alle decisioni della Magistratura tarantina.
Nuove manifestazioni sono previste a partire da lunedì e culmineranno nello stop totale di 24 ore previsto per giovedì, vigilia della battaglia che si terrà al Tribunale del Riesame. Venerdì, infatti, si discuterà il ricorso presentato dai legali dell’Ilva contro il sequestro dell’area a caldo e le otto ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per dirigenti ed ex dirigenti del colosso siderurgico tarantino.
Tutto è iniziato intorno alle 13 di giovedì quando gli operai sono venuti a conoscenza della firma, da parte del Gip presso il Tribunale di Taranto patrizia Todisco, di una ordinanza con la quale si disponeva il sequestro di agglomerati, cokerie, acciaierie, parchi minerali e le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per gli ex presidenti dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva (padre e figlio), l’ex direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, e i responsabili dell’area sottoprodotti Ivan Di Maggio e dell’area agglomerato Angelo Cavallo. Il provvedimento restrittivo ha raggiunto anche Salvatore D’Alò, capo delle acciaierie 1 e 2, Salvatore De Felice, già capo area altiforni e attuale direttore del siderurgico dopo le dimissioni di Capogrosso avvenute qualche settimana fa, e Marco Andelmi, responsabile dell’area parchi minerali.
I sequestri non sono stati ancora eseguiti come ha tenuto a specificare in conferenza stampa il Procuratore della Repubblica ionico Franco Sebastio. «La fase di attuazione del provvedimento – ha detto il Procuratore – non è ancora iniziata per due motivi, sia perché ci saranno richieste al riesame, il cui pronunciamento avverrà a brevissima scadenza e poi perché parliamo di procedure tecniche da adottare che non sono affatto facil». Questi impiantibche sono a ciclo continuo e lavorano a temperature elevatissime, infatti, per essere disattivati hanno bisogno di tecnici all’altezza, di una messa totale in sicurezza e di una graduale disattivazione. «Se si dovessero spegnere di colpo – ha detto Sebastio – accadrebbe un disastro».
Le modalità di un eventuale spegnimento degli impianti verranno poi perfezionate in itinere se si dovesse arrivare alla fase di esecuzione concreta del decreto.
La storia dell’inquinamento del capoluogo ionico ha radici nel passato. La prima sentenza venne emessa ben 30 anni fa. Era il1982 e la Pretura ionica condannò i vertici dell’allora Italsider per la diffusione delle polveri dei parchi minerari. «Da allora in poi c’è stata tutta una serie di procedimenti penali con la caratteristica costante di confluire in sentenze di condanna diventate definitive». A parlarne è ancora il Procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio. «Tutti questi procedimenti penali – ha aggiunto – hanno avuto una particolarità. Più si andava avanti e si approfondivano ulteriori aspetti, più saliva anche il livello qualitativo dei reati contestati».
Le indagini, culminate nella ordinanza di giovedì sono partite tra il 2009 ed il 2010 sulla bene di accertamenti e denunce tra cui anche quella del primo cittadino. Le denunce inserite nel procedimento sono ben 150.
A parlare in conferenza stampa è stato anche Il procuratore generale della Corte di Appello di Lecce Giuseppe Vignola. «il passaggio dall’Italsider all’Ilva ha rappresentato un abbattimento delle emissioni di diossina. Ma non è soltanto con la diossina che oggi stiamo avvelenando Taranto. Ci sono le polveri sottili, i Pm10 e altri agenti patogeni – ha aggiunto – che in alcuni centinaia di casi hanno dato purtroppo quell’esito letale di cui tutti hanno sentito parlare. Vi sono ancora migliaia di persone, all’interno della stessa Ilva, e quindi parliamo degli operai, in nome e per conto della loro salute la Procura della Repubblica è intervenuta. Parliamo anche degli abitanti dei quartieri confinanti, il quartiere Tamburi, o anche che abitano anche in quartieri più lontani dove ci sono ipotesi di inquinamento e di malattie». I periti incaricati dal Gip hanno fornito delle conclusioni terrificanti, ha detto ancora Vignola. «Ci si trovava di fronte a un’azione da interrompere. I magistrati non si trovavano di fronte a un bivio tra lavoro e ambiente, non c’era possibilità di scelta o discrezionalità. Il sequestro era obbligato, non si poteva ignorare la conclusione delle perizie, anche se il provvedimento – ha precisato Vignola – non è stato preso a cuor leggero. I magistrati si sono mossi nella legalità. Non potevano prendere altri provvedimenti in una situazione del genere». Secondo i giudici l’Ilva mentre di giorno rispettava le prescrizioni imposte, di notte le violava. Una tesi confermata dai rilievi fotografici eseguiti per 40 giorni nel corso dell’inchiesta.
Da una parte la magistratura, dall’altra il colosso siderurgico. Al centro i lavoratori. È stato proprio il neo presidente di Ilva Taranto Bruno Ferrante a ribadire le intenzioni dell’azienda di non voler lasciare il capoluogo ionico. «Se c’è disponibilità al confronto Ilva non si sottrae – ha detto – noi siamo sicuri che in questo Paese si possano coniugare ambiente, salute, sicurezza, lavoro e impresa». Ferrante ha poi ribadito «Se potremo lavorare e continueremo a lavorare nello stabilimento di Taranto, assicureremo i livelli occupazionali come già avvenuto in passato».
Dure le critiche per il provvedimento emesso dalla magistratura ionica da parte di Federmeccanica e Federacciai. «Il provvedimento – ha detto il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi – desta grandissima preoccupazione in tutti gli imprenditori metalmeccanici e rappresenta un colpo insopportabile non solo per la siderurgia italiana, ma per tutto il manifatturiero nazionale». Condanna unanime anche da Federacciai secondo cui il sequestro è stato disposto da un magistrato «sulla base di opinabili correlazioni tra l’esistenza dell’impianto industriale e la salute». «In Europa – si legge nella nota – vi sono molti impianti come l’Ilva di Taranto. Ovunque istituzioni, imprese, parti sociali hanno lavorato di comune accordo per migliorare l’impatto ambientale e per raggiungere un equilibrio virtuoso tra ambiente e lavoro; così come si è fatto in questi anni per Taranto (…). Mai è avvenuto in Europa che provvedimenti unilaterali della magistratura bloccassero questo processo». Federacciai parla di una distorta ideologia ambientalista che mette in discussione la presenza dell’industria sul territorio.
E la paura della perdita del posto di lavoro non colpisce soltanto i 5mila lavoratori dell’area a caldo. Ce ne sono altrettanti in quella a freddo, 4 o 5 mila nell’indotto più i subfornitori dell’indotto che pagherebbero lo scotto di un eventuale fermo degli impianti. Il governo nazionale, quindi, dovrebbe intervenire con dei provvedimenti a salvaguardia dei livelli occupazionali per circa 15 mila lavoratori.
Quella che ci si appresta a vivere sarà una settimana decisiva per il futuro dello stabilimento ionico, dei lavoratori. Il diritto alla salute resta il caposaldo della magistratura tarantina.

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Spaccio di droga a Lama, 21enne finisce in manette

Un 21enne di Tramontone è stato ammanettato con l’accusa di accio dai carabinieri della stazione di Leporano. È accaduto la scorsa notte a Lama nei pressi della chiesa Regina Pacis. Il giovane è stato arrestati in flagrante.
I militari hanno sorpreso il passeggero di uno scooter di grossa cilindrata proprio mentre cedeva un involucro ad un altro ragazzo seduto in una 500. Il conducente del due ruote ed il passeggero sono stati bloccati e sottoposti a perquisizione. Indosso il pusher nascondeva tre involucri contenenti, complessivamente, 2 grammi di cocaina. Oltre alla droga il conducente della moto è stato trovato in possesso di 500 euro. I due sono stati portati in caserma e per il 21 enne si sono aperte le porte del carcere di via Magli. Denunciato invece per favoreggiamento personale il conducente dello scooter.

Pistola giocattolo nascosta in un albero sequestrata dai carabinieri a Massafra

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Trovata una pistola giocattolo a Massafra. I carabinieri della stazione della cittadina in nottata hanno trovato l’arma nascosta in un albero nell’immediata periferia del paese. L’arma, una pistola a salve Kimar completa di 5 cartucce calibro 380 auto, era perfettamente in grado di funzionare. La canna, infatti, era stata modificata artigianalmente. Insieme alla pistola anche il materiale per la pulizia.
L’arma è stata sequestrata, immediatamente sono scattate le indagini per stabilirne la provenienza.

La Guardia di Finanza sequestra a Palagianello 64500 uova in avanzato stato di deterioramento appena arrivate dal napoletano

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Erano destinate alle attività commerciali e dolciare del litorale ionico le 64500 uova in avanzato stato di deterioramento sequestrate nella notte dagli uomini delle Fiamme Gialle del Comando provinciale di Taranto proprio all’uscita della Autostrada A14 nei pressi di Palagianello.
Le uova, provenienti da un’azienda del napoletano, erano state stipate in scatole di cartone chiuse ed in parte in semplici scatoli di cartone aperto. Tutte le confezioni, comunque, erano prive delle obbligatorie indicazioni relative alla tracciabilità e rintracciabilità degli alimenti così come previsto dalla normativa sulla sicurezza dei cibi.
Il conducente del mezzo, tra l’altro, non sarebbe riuscito a giustificare la legittima provenienza della merce.
Le uova sono state sequestrate e ne è stata disposta la distruzione.
Il responsabile dell’azienda campana è stato denunciato per frode in commercio.

Marijuana tra i girasoli, la Polizia sequestra una piantagione di due ettari ad Avetrana

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A quanti passavano distrattamente sembrava una grande e semplice piantagione di girasoli immersa fra gli uliveti e i vigneti nelle campagne di Avetrana. Il tipico intenso odore di cannabis, invece, aveva fatto capire a molti che i girasoli erano solo una copertura allertando così la polizia. Lunedì pomeriggio gli agenti del Commissariato di Manduria hanno sequestrato quella piantagione di canapa indiana di oltre 2 ettari di estensione. Alcune piantine avevano raggiunto i due metri e mezzo di altezza.
Insieme ai poliziotti anche gli uomini del Corpo Forestale dello Stato che hanno confermato la natura e la consistenza delle piante, constatando che la piantagione era dotata di un rudimentale sistema di irrigazione.
Le forze dell’ordine ora stanno accertando l’identità del proprietario del terreno agricolo.

Droga in disco, in manette uno spacciatore a Castellaneta

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Appena diciottenne aveva intrapreso l’attività di pusher. Il giovane però è finito nella rete dei carabinieri della Compagnia di Castellaneta che lo hanno arrestato dopo averlo trovato con 5 grammi di hashish e 3 di cocaina. La droga era già suddivisa in dosi. 15 ragazzi poi sono stati segnalati alla Prefettura di Taranto come assuntori di sostanze stupefacenti.
Arresto e segnalazioni rientrano in un servizio di controllo del territorio realizzato per prevenire e contrastare il fenomeno dello spaccio davanti e all’interno delle discoteche.

Violenza sulla litoranea, in 4 aggrediscono giovane che finisce in ospedale

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In auto avevano tutto il necessario per compiere un vero e proprio raid punitivo. E pare che il raid l’avessero fatto davvero i 3 giovani arrestati nella notte nella Marina di Pulsano sulla Litoranea Salentina. Insieme a loro anche un minorenne che è stato denunciato. I 4 avrebbero aggredito con calci e pugni un altro ragazzo medicato al San Marco di Grottaglie.
Sarebbe stato l’immediato intervento dei carabinieri di Pulsano a permettere di individuare e bloccare i presunti autori del pestaggio. Per ora i militari stanno cercando di risalire alle motivazioni del folle gesto violento.
In auto gli arrestati di 29, 23 e 19 anni ed il minorenne denunciato nascondevano 2 noccoliere, 2 coltelli a serramanico, 2 passamontagna, un manganello ed alcuni manifesti di estrema destra.
Il giovane aggredito è stato ricoverato nel nosocomio grottagliese a causa delle ferite e delle contusioni riportate.
Le indagini dei militari stanno accertando le motivazioni che hanno spinto il gruppetto ad aggredire un coetaneo.