Rubavano Apecar a Massafra e chiedevano il “cavallo di ritorno”, sei estorsori finiscono in manette

Immagine di repertorio

Auto rubate e ritrovate, dopo pochi giorni, dalle stesse vittime. C’era qualcosa che non andava in questo strana escalation di furti e ritrovamenti che si stava verificando a Massafra e così i carabinieri hanno voluto vederci chiaro.

I militari della Compagnia della cittadina, diretti dal capitano Fabio Bianco e quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile, diretti dal tenente Giuseppe Beltempo, hanno avviato le indagini durate 3 mesi. Un periodo che è bastato agli investigatori per capire cosa stesse accadendo: intercettazioni telefoniche ed ambientali, attività di osservazioni hanno permesso di scoprire un sistema ben collaudato. Le vittime di furto, infatti, sapevano bene a chi rivolgersi per ottenere, dietro un lauto compenso che si aggirava tra i 500 ed i 2000 euro, la restituzione del mezzo che era stato loro rubato.

Gli arrestati

Per questo in carcere sono finiti tre massafresi: Gaetano Bocconi di 27 anni, Michele Castronovi di 53 e il 40enne Massimo Fumarola. Ai domiciliari, invece sono finiti Andrea Porzio massafrese di 39 anni e Abdesllam Gazouli, 46 anni, di nazionalità marocchina ma residente a Gioia del Colle ed un altro massafrese incensurato. Tutti sono responsabili, a vario titolo, di furto e ricettazione di automezzi, estorsione aggravata e detenzione di armi comuni da sparo. Nel corso della operazione denominata “Gemma” (era questo il nomignolo che gli appartenenti al sodalizio si erano dati), una persona è stata denunciata per concorso in ricettazione ed estorsione ed altre 5 per favoreggiamento personale.

Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Taranto Martino Rosati, consegue alle attività investigative avviate tra gennaio e fine marzo e dirette dal Pm Giovanna Cannarile.

I militari nel corso delle indagini hanno accertato che i malcapitati, dopo il furto dei propri veicoli (solitamente i modelli Ape e Poker della Piaggio), sapevano benissimo a chi rivolgersi per riottenere il maltolto, e ricorrendo ad uno o più pregiudicati in grado di farli rientrare in possesso dei veicoli rubati, chiaramente dietro adeguato corrispettivo in denaro. Le vittime, quasi sempre, erano economicamente deboli quindi disposti ad accettare di pagare una cifra sicuramente inferiore a quella richiesta l’acquisto di un nuovo veicolo.

Il gruppetto aveva messo su un modus operandi ben preciso: prima il furto dei veicoli, e la successiva custodia da parte dei ricettatori (uno dei quali sarebbe proprio Abdesllam Gazouli), poi il contatto con le vittime. Nel corso del contatto i malviventi fingevano di non saper del furto per poi offrire il proprio aiuto per il recupero del mezzo, dietro l’esborso di una cifra da consegnare a terze persone che avevano il veicolo e che avrebbero potuto distruggerlo. Le vittime, quindi, temendo la definitiva perdita del mezzo, pagavano.

Il rinvenimento avveniva in luoghi convenuti, a Massafra, Palagiano, Mottola, Crispiano e Gioia del Colle, spesso da parte delle stesse vittime che, sicuramente su indicazione degli aguzzini, creavano i presupposti per un rinvenimento casuale.

Fondamentale per il buon esito dell’indagine è stata la collaborazione fornita da molte persone offese che hanno coraggiosamente denunciato i fatti. In altri casi, al contrario, le stesse vittime, avrebbero informato i propri estorsori circa le attività in corso, facendo sviare le indagini.

L’arresto di Fumarola, tra l’altro, è stato reso possibile grazie alla collaborazione nata con la polizia nazionale tedesca di Monaco di Baviera, città in cui il 40enne aveva riparato proprio per paura di finire in carcere. A Massafra, infatti, era rientrato solo due giorni fa. Per lui, comunque, era già stato emesso un mandato di arresto europeo già trasmesso per l’esecuzione alle autorità tedesche.

«Quello dei cavalli di ritorno  – hanno sottolineato il Capitano Bianco ed il Tenente Beltempo – è un fenomeno molto presente, non solo perché spesso colpisce le fasce economicamente più deboli, ma rappresenta quel numero oscuro di attività illecite che normalmente sfugge al controllo delle forze dell’ordine. Le vittime molto spesso non parlano per paura. In questa occasione, al contrario, hanno riposto fiducia nelle Istituzioni».

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Pubblicato il 14 giugno 2012, in Cronaca con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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