Ilva Taranto, le proposte di Fiom e Cgil per la riapertura dell’Aia

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Fiom e Cgil, insieme, questa volta vorrebbero contare di più.
La riapertura dell’Aia per l’Ilva, infatti, è l’occasione per dire la propria sul modello di ambientalizzazione del colosso siderurgico ionico. E il sindacato, anche nella sua declinazione metallurgica, ha preferito farlo attraverso il parere di tecnici del settore.
Quali sono gli interventi che Cgil e Fiom vorrebbero fossero inseriti nella nuova procedura di autorizzazione integrata ambientale? Lo hanno detto ieri mattina i vertici delle due sigle, riuniti in conferenza stampa nella sede della federazione provinciale. C’erano il segretario provinciale della Cgil Luigi D’Isabella, il suo omologo della Fiom (di fresca elezione) Doanto Stefanelli, ed il coordinatore nazionale per la siderurgia dei metallurgici, Vittorio Bardi.
C’era anche l’ingegner Domenico Capodilupo, l’esperto incaricato di indicare le proposte che il sindacato intende fare al tavolo dell’Aia. Seguendo quanto detto durante il tavolo regionale cui partecipò anche il ministro Corrado Clini, sono due gli indicatori di sofferenza ambientale su cui la Fiom si sta concentrando: la riduzione delle emissioni diffuse prodotte dalla movimentazione dei materiali (parchi minerari e nastri trasportatori) ed il contenimento di quelle derivate dalle lavorazioni dell’impianto di agglomerazione. Prima di scendere nel dettaglio, i segretari hanno spiegato il punto di vista del sindacato rispetto al tema dell’ambientalizzazione.
«Chi pensa di chiudere le acciaierie – ha esordito Stefanelli senza mezzi termini – indirettamente dice che l’Italia dovrà approvvigionarsi di metallo all’estero. Taranto, invece, deve puntare alla produzione di qualità». Insomma, se le grandi multinazionali dismettono gli impianti in Europa per produrre a costi inferiori altrove, l’acciaio italiano deve essere appetibile sotto altri aspetti. Anche perché produrlo è ancora redditizio: come ha spiegato Bardi riportando quanto detto durante un recente incontro di Federacciai, i dati di produzione del primo trimestre 2012 sono positivi, nonostante lo scenario di crisi.
Certo, il nodo dell’ambientalizzazione non è da sottovalutare. Produrre qualità inquinando, infatti non è accettabile. Ecco perché Fiom e Cgil hanno chiesto di essere ascoltati per la riapertura dell’Aia, «per inaugurare un confronto che porti all’applicazione costante delle migliori tecnologie disponibili». «Invece non capiamo – ha poi aggiunto D’Isabella – l’atteggiamento dell’Ilva che ha presentato ricorso al Tar. Perché questa è un’occasione per l’azienda, potrebbe già da ora applicare quegli accorgimenti previsti a livello europeo».
Si tratta di due famose sigle, Bat e Bref, che indicano quanto di meglio c’è sul mercato per abbattere determinati inquinanti. Tornando all’aspetto tecnico, l’ingegner Capodilupo ha parlato di due interventi, l’installazione di cannoni “dry fog”, letteralmente “nebbia secca”, nei punti di dispersione delle polveri sottili (risultati buoni sono stati ottenuti con i Pm 10 e anche con i Pm 5), e l’introduzione di filtri a manica a valle degli elettrofiltri nell’impianto di agglomerazione. Con i primi si otterrebbe il risultato di ingabbiare in acqua spruzzata a velocità supersonica le particelle volatili (anche se poi una volta stoccate dovrebbero essere comunque protette da film), con i secondi si abbatterebbe la concentrazione di inquinanti ben al di sotto di quanto indicato da Aia e norme europee.
Queste proposte saranno, inoltre, il punto di partenza di un convegno annunciato ieri da Fiom e Cgil, che dovrebbe tenersi entro l’estate. Si tratta di un momento di riflessione dal respiro internazionale, nel quale confrontarsi con realtà straniere che hanno ottenuto sensibili risultati e con chiunque, Ilva e autorità ecclesiastiche comprese (l’arcivescovado ionico ha già lanciato l’idea di un altro convegno). «Noi siamo per un industria avanzata anche nel campo del rispetto dell’ambiente – ha concluso D’Isabella – obiettivo possibile anche grazie a quel patrimonio di professionalità che sono i tecnici che ogni giorno lavorano nello stabilimento. Passatemi la battuta: ne sanno molto più loro di tanti scienziati autoproclamatisi».

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Pubblicato il 29 maggio 2012, in Ambiente, Economia con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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