Cito trasferito in cella, dalla certificazione medica nessuna incompatibilità con il regime carcerario

Giancarlo Cito è tornato in carcere. Nonostante il malore accusato ieri dopo aver appreso della emissione della sentenza della Corte di Cassazione e il ricovero d’urgenza alla San Camillo, è stato disposto il trasferimento in cella per il leader di At6 Lega d’azione Meridionale.

Proprio ieri l’ex deputato tarantino era venuto a conoscenza della sentenza della Corte di Cassazione che lo ha condannato a quattro anni di reclusione per concussione per aver chiesto tangenti per la realizzazione del porticciolo turistico di San Vito. Nel processo erano coinvolti anche un dirigente comunale, un imprenditore e due architetti. L’ex sindaco di Taranto avrebbe ottenuto una mazzetta, mascherata da contratti pubblicitari stipulati con l’emittente televisiva Super 7, di 120 milioni di lire dal portavoce della Dirav, la multinazionale liberiana interessata al progetto. L’ultima sentenza fa il paio con quella uscita il 27 marzo scorso che condanna l’ex primo cittadino a due anni per aver vietato alla squadra di calcio del Taranto l’uso dello Iacovone, costringendo di fatto i rossoblu ad “emigrare” a Castellaneta.

Questa mattina, però, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Taranto hanno notificato in clinica l’ordine di carcerazione a carico del leader di At6 per altre due condanne passate in giudicato, il cosiddetto caso “Cervelli” (tangenti chieste al titolare di una ditta di facchinaggio per il rinnovo dell’appalto biennale) e proprio la vicenda dello stadio “Iacovone”. Per queste condanne Cito dovrà scontare in tutto quattro anni e dieci mesi di reclusione, una “batosta” che arriva proprio a poco più di venti giorni dalle prossime amministrative per le quali è candidato sindaco suo figlio Mario.

Per quel che riguarda l’ultima sentenza del porticciolo, invece, l’ordine di carcerazione non è stato ancora emesso.

Il trasferimento in carcere, comunque, sembra sia stato disposto perchè nel certificato medico presentato ai carabinieri al loro arrivo in clinica non era indicata l’incompatibilità del regime carcerario con le sue condizioni di salute.

 

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Pubblicato il 13 aprile 2012, in Cronaca con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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