Sit-in dei sindacati, il coro delle tute blu Ilva: «Ambiente e lavoro, si può»

Cipputi, l’archetipo del metalmeccanico secondo il vignettista satirico Altan, è un’altra cosa.
La seconda generazione degli operai Ilva è fatta di ragazzoni fieri e con le idee chiare: «Tutela del lavoro uguale tutela dell’ambiente».
Non vogliono sentire parlare di contrapposizioni, quindi: «Le prime vittime dell’inquinamento siamo noi». E nemmeno di giocarsi il posto di lavoro: «Quella fabbrica è nostra». Assiepati in 2500 ai piedi della Prefettura tarantina, ieri mattina hanno fatto più di una semplice testimonianza di presenza.
Il sit-in lo hanno organizzato i sindacati confederali, infatti, insieme alle sigle di categoria: una protesta diretta alle istituzioni affinché salvaguardino i posti di lavoro migliorando l’impatto ambientale della fabbrica. Ma i metalmeccanici dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa sono andati oltre le appartenenze. Si sentivano emarginati dalla politica, che discute sopra le loro teste (ne parliamo a parte), dagli ambientalisti più intransigenti, che chiedono la chiusura dell’Ilva, e dalla città, che ancora non si rende conto di quanto complicato sia scegliere.
Allora si sono ripresi la scena a colpi di cori e bandiere, e hanno spiegato perché il lavoro è importante quanto la salute. Lo ha fatto un giovane operaio, ad esempio, raccontando al megafono come ha affrontato i suoi figli: «Mi hanno chiesto se manifestassi perché sono a favore delle malattie – ha detto –, ho spiegato loro che invece andavo a manifestare perché lavorare e ammalarsi insieme non va bene. Ho detto loro che Riva deve investire dei soldi per migliorare la vita nello stabilimento, che ci sono acciaierie nel mondo che convivono con i centri abitati. Questo ho detto ai miei figli».
La folla di ieri era piena di giovani padri. Figli a loro volta, molti di operai che lo stabilimento lo hanno visto nascere e di molti che ci hanno lasciato la vita. Un ciclo destinato a terminare: «Rivendichiamo il nostro diritto all’occupazione – ha spiegato un altro giovanissimo manifestante – ma non siamo né contro Taranto, né contro le vittime accertate dalle recenti perizie. Cerchiamo solo rassicurazioni sul nostro futuro».
Perché se non bastasse il binomio ambiente-lavoro a dare pensieri a questi ragazzi entrati nel mondo del lavoro da pochi anni, ora ci si metterà anche la questione dell’articolo 18. Gli operai cercano buone notizie, incrociando lo sguardo e l’esperienza diretta di chi può saperne di più. L’onorevole del Pd Ludovico Vico si è fermato a lungo con loro: «Questi ragazzi sono un messaggio alla città e al paese – ha spiegato –, la questione ambientale non si può risolvere cancellandoli, ma lavorando insieme perché lo vuole la serietà della situazione».
L’inquinamento, infatti, ora è diventato materia da tribunale. Ma nessuno tra gli operai ha pensato di fare pressione al lavoro della magistratura: «Che nessuno si azzardi a manifestare in tribunale – ha urlato uno di loro –, noi non siamo contro i giudici perché le risposte ce le deve dare Riva». Già, il “padrone” che tanti pensavano avesse fomentato i suoi dipendenti e che invece esce con le ossa rotte dalla manifestazione. Il destinatario di messaggi e invettive è proprio lui: Riva deve migliorare gli impianti, Riva deve investire, Riva deve smetterla di non ascoltare i sindacati. E qualcuno ci prova anche: «Riva, aumenta gli stipendi!».
Insomma, a parlare è chi ha quotidianamente il polso della situazione. «Chi ogni giorno lavora per evitare che la fabbrica inquini – ha aggiunto il segretario provinciale della Cgil Luigi D’Isabella –, chi deve essere protagonista del percorso di miglioramento». La piattaforma su cui si muovono i sindacati è nota: ambientalizzazione senza fermata degli impianti. Cgil, Cisl e Uil, con le rispettive sigle metalmeccaniche, hanno messo su carta le loro intenzioni, consegnandole nelle mani del prefetto che si è impegnato a trasmetterle al viceministro alle Infrastrutture Mario Ciaccia, ieri a Taranto. I sindacati chiedono più risorse per i controlli, bonifiche, e soprattutto di essere protagonisti ascoltati del tavolo nazionale che si sta costituendo per l’emergenza tarantina. Anche i segretari provinciali di Cisl e Uilm Daniela Fumarola e Antonio Talò, d’altronde, lo dicono: meglio la via istituzionale, perché questo è il momento giusto per ottenere dei risultati.

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Pubblicato il 26 marzo 2012, in Ambiente, Economia, Lavoro, Politica con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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