«Sono finite le extension», così il clan tarantino degli Scialpi si riforniva di droga

Diversi sequestri, per complessivi 330 grammi di eroina, hanno portato a Taranto all’arresto di 44 persone dedite al traffico di stupefacenti. È il brillante risultato messo a segno dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Taranto, diretto dal tenente Pietro Laghezza, nell’ambito della operazione “Monkey Business” che ha sgominato il clan Scialpi. Il loro quartier generale, la zona delle case parcheggio di via Machiavelli al quartiere Tamburi, è stato messo a ferro e fuoco all’alba da 150 carabinieri, dalle unità cinofile e dall’elicottero giunto da Bari che ha sorvolato la zona per diverse ore.

Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lecce, dott. Vincenzo Brancato, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Lecce nella persona del sostituto procuratore, Alessio Coccioli. 103, in tutto, gli indagati per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e, soprattutto, per associazione finalizzata all’illecito traffico di sostanze stupefacenti. Un’attività lampo, hanno sottolineato gli investigatori nata nel 2009 e finita nel 2011.

Ciò che stupisce in questa operazione è che a tenere le fila dell’organizzazione era una donna, Maria Scialpi di 49 anni, sorella di Mimmo di 39 più noto in città come “Scimmietta”. Insieme a lei anche altre donne tra cui Sonia Dema 36 anni, moglie di Mimmo. Le donne, hanno spiegato nel corso della conferenza stampa alla quale ha preso parte anche il Procuratore capo della DDA di Lecce Cataldo Motta, hanno avuto un ruolo fondamentale di vertice: organizzavano e controllavano gli affari tra l’organizzazione barese (dalla quale si approvvigionavano di droga) e quella tarantina.

«Quello tarantino – ha detto il procuratore Motta – è da sempre un territorio molto difficile, con questa operazione abbiamo voluto restituire il quartiere alla legalità».

Dai riscontri, le migliaia di intercettazioni ambientali e telefoniche, è emersa una vera e propria organizzazione gerarchica del gruppo. A capo Maria e Mimmo Scialpi, Sonia Dema e Pietro Caforio, figlio diciannovenne di Maria e destinato a diventare il leader del clan. Sotto di loro una fitta rete di consociati: i cassieri, i corrieri e gli spacciatori. Tutti venivano stipendiati settimanalmente con cifre che andavano dai 200 ai 500 euro a seconda del ruolo che rivestivano. Insieme a loro anche bambini, di appena 10 o 11 anni, che facevano le “sentinelle”, avvisavano cioè con fischi e urla dell’arrivo delle auto delle forze dell’ordine.

Le donne per comunicare fra loro circa la necessità di rifornirsi chiamavano la droga «extension».

Contestualmente i carabinieri hanno eseguito 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere anche nel barese, si tratta del gruppo dei bitontini dal quale gli Scialpi si rifornivano di droga. Ogni settimana i corrieri acquistavano da uno a tre chili di eroina, droga acquistata anche sulla base di accordi di fiducia.

Un mercato, quello messo su dal clan, che arrivava a fruttare intorno ai quindicimila euro ogni fine settimana.  Gli Scialpi, hanno appurato gli investigatori, si rifornivano nel barese per poi rivendere al dettaglio a quanti, soprattutto nel weekend, giungevano nel capoluogo ionico dal circondario: da Brindisi, Bari, dal nord leccese, dalla provincia di Matera e dal nord della Calabria. Molti anche gli assuntori tarantini.

Il capo di imputazione principale accusa i destinatari del provvedimento per avere tutti partecipato ad un’associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo eroina e cocaina, associazione composta da un numero di persone superiore a dieci, utilizzando anche per lo spaccio minori degli anni 18 e persone dedite all’uso di stupefacenti, associazione diretta ed organizzata da SCIALPI Maria, SCIALPI Cosimo, DEMA Sonia e CAFORIO Pietro che assumevano il ruolo di promotori. Svolgendo tutti gli altri attività di spaccio (anche in prossimità di scuole), assumendo anche il ruolo di “corrieri”, nonché di depositari dello stupefacente. MUSCIACCHIO Irene, SOLFRIZZI Antonio e PORTACCI Donata svolgevano funzioni di cassieri e custodi del denaro del sodalizio, mentre CESTARI Massimo fungeva da prestanome nell’intestazione dei mezzi utilizzati dall’associazione per i traffici delittuosi, pienamente consapevole dell’ausilio fornito all’indeterminato programma delittuoso. In particolare, poi, il sodalizio acquistava e comunque riceveva, deteneva occultandolo, trasportava, cedeva a terzi o comunque consegnava per lo spaccio: a) eroina prevalentemente proveniente dal gruppo barese composto tra gli altri da SADIKU Edvin, ARAPI Eglantina, CERVELLI Annarita, LISANTI Michele, LELLA Vincenzo (deceduto) per il tramite di MANCARELLA Chiara; b) eroina proveniente da GALILEO Francesco. Il tutto finalizzato alla commissione di una serie indeterminata di episodi di spaccio”.

Oltre alle accuse di detenzione e associazione ai fini del traffico di droga, gli arrestati dovranno rispondere anche di associazione armata e spaccio nelle vicinanze delle scuole.

Fra gli arrestati figurano anche due coniugi insospettabili ed incensurati che fungevano da cassieri e che abitavano sullo stesso pianerottolo nel palazzo di via Machiavelli.

Nel corso dell’operazione sequestrati preventivamente numerosi beni tra autoveicoli, motocicli e ciclomotori, una villa con piscina a Lido Azzurro di proprietà di Maria Scialpi, un alimentari in via Grazia Deledda al rione Tamburi intestato ad un prestanome, e numerosi conti bancari, oltre al denaro liquido trovato nelle abitazioni degli indagati, per un totale di più di 800 mila euro di valore.

 

 

 

 

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Pubblicato il 19 marzo 2012, in Cronaca con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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