Dopo l’Ilva anche su Italcave il mirino di Taranto Futura

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Tre miliardi di euro di risarcimento danni. È la richiesta “stellare” che il comitato referendario Taranto Futura ha notificato alla società che gestisce la discarica Italcave, impianto alle porte di Statte.
L’annuncio è stato fatto direttamente dal coordinatore del comitato, l’avvocato Nicola Russo, che in qualità di elettore si è sostituito a Comune e Provincia nell’azione giudiziaria, alla luce dell’inerzia dei due enti. Una possibilità, questa, prevista dall’articolo 9 del decreto legislativo 267 del 2000, che disciplina appunto la cosiddetta “azione popolare”.
Ma perchè Taranto Futura ha avanzato questa pretesa? Tutto nasce da una sentenza del Consiglio di Stato, che ad aprile dello scorso anno ha definitivamente rigettato l’appello presentato da Italcave nei confronti di un pronunciamento del Tar di Lecce, che a sua volta aveva ritenuto legittima un’ordinanza della Provincia di Taranto a carico del gestore della discarica. In quel documento l’ente di via Anfiteatro aveva diffidato Italcave ad assumere le idonee contromisure per circoscrivere gli effetti dell’inquinamento di aria e acqua provocato dalla movimentazione di pet coke.
La società, infatti, ha gestito un sito di stoccaggio del famigerato materiale in un’area del molo polisettoriale tarantino. Proprio in quella zona, come definito durante i due procedimenti giudiziari di Tar e Consiglio di Stato, è stato riscontrato un preoccupante livello di inquinanti, soprattutto idrocarburi policilcici aromatici e metalli pesanti, legati alla cattiva gestione delle operazioni di carico, scarico e conservazione.
Nessuno ha mai chiesto un risarcimento per il danno, in particolare all’immagine del territorio, particolare che ha spinto l’avvocato Russo all’azione giudiziaria, o per dirla con sue parole a «fare cassa». Iniziativa che fa il paio con quella annunciata solo pochi giorni fa nei confronti dell’Ilva, con cui Taranto Futura ha chiesta ben 4 miliardi di euro. Soldi, si intende, che andranno a finire se riconosciuti nelle casse di Comune e Provincia, per i quali resta la possibilità di aderire all’iniziativa.
Russo ha inoltre annunciato altri due ricorsi, contro il raddoppio dell’inceneritore Appia Energy di Massafra ed il nuovo recentemente autorizzato alla società Ecodi a Taranto. Ma non si è fatto scappare l’occasione di lanciare una frecciata ai suoi amici ambientalisti, criticati per manifestare troppo ed agire poco per ottenere un ristoro concreto dalle aziende che inquinano.

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Pubblicato il 23 febbraio 2012, in Ambiente con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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