Operazione “Pasha”, da Taranto lo stop al traffico internazionale di droga

Le fiamme gialle del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Taranto, hanno eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 2 ai domiciliari emesse dal GIP del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Lecce nei confronti di persone di nazionalità ucraina, polacca ed italiana dedite all’introduzione nel territorio italiano ed alla detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Le ordinanze sono state eseguite a conclusione di indagini iniziate nel 2008 nell’ambito dell’operazione denominata Pasha, condotta dalle Fiamme Gialle tarantine che ha consentito anche il sequestro complessivo di oltre 11 chili di hashish e di 36mila euro provento del traffico illecito.

In totale sono state individuate più organizzazioni criminali composte da cittadini italiani, polacchi ed ucraini dedite al traffico di hashish tra Marocco, Spagna e l’Italia.

 

“Dalle indagini – hanno spiegato gli investigatori – è emersa l’esistenza di tre associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti i cui elementi caratterizzanti e distintivi erano costituiti dall’esistenza del vincolo che lega i suoi membri, la professionalità del loro agire nel tempo, la condivisione degli scopi dell’organizzazione, ma soprattutto la particolare struttura organizzativa – in chiave gerarchica – tra i livelli di vertice e la base,  con una chiara ripartizione tra gli associati dei compiti”.

 

La prima organizzazione aveva come base operativa e logistica proprio Taranto. L’organizzazione si è avvalsa di diversi canali di approvvigionamento della droga, canali individuati in due altre distinte associazioni (una in Campania ed una internazionale che provvedeva a far giungere lo stupefacente dalla Spagna in Italia) che provvedevano a rifornire l’organizzazione tarantina per la successiva “distribuzione” ad altre persone incaricate dello spaccio nel capoluogo tarantino.

 

La seconda organizzazione aveva come base operativa e logistica Marano di Napoli, Quagliano e Giuliano in Campania, in questo caso l’organizzazione, con struttura gerarchica piramidale, riforniva l’organizzazione  tarantina.

 

La terza organizzazione operava in ambito internazionale ed era composta da italiani ed ucraini che vivevano e operavano in Italia ed in Spagna, e che importavano dalla Spagna ingenti quantitativi di hashish, attraverso autotrasportatori inseriti a pieno titolo nell’organizzazione.

 

Le  indagini, eseguite attraverso attività tecniche di intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di  identificare i componenti dell’organizzazione, di individuare  i rispettivi ruoli e compiti, con riferimento alla gestione delle esportazioni della droga, alla custodia, alla commercializzazione, e di ricostruire i traffici e le tratte seguite.

 

Gli arrestati nelle loro conversazioni, durante le trattative per la compravendita degli stupefacenti, utilizzavano un linguaggio criptato. Proprio la graduale ricostruzione e l’accurata interpretazione dei brevi messaggi di testo e delle conversazioni telefoniche  hanno permesso di individuare i termini convenzionali utilizzati  per comunicare  nel corso delle trattative per la compravendita dello stupefacente.

L’attività investigativa portò i suoi primi frutti già il 30 aprile del 2008 quando a Pagani furono sequestrati oltre 10 chili di hashish ad uno degli arrestati. Il suo soprannome era proprio Pashà. All’uomo furono sequestrati anche ottomila euro, duemila franchi svizzeri e le ricevute di spedizione da e perla Spagnae l’Ucraina.

Tra gli arrestati, sono stati condotti in carcere Mimmo Panarelli, Luca Marinelli, Antonello Panarelli, Adriano Perelli, Ivan Mancino, Angelo Di Maro, Francesco Pepe, Pavlo Tkachenko (Pasha), Fabrizio Rocco, Davide Ferrara, Giuseppe Spanu. Ai domiciliari Antonio Pepe e Raffaele Iodice.

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Pubblicato il 1 febbraio 2012, in Cronaca con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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