Taranto: “Gold Plastic” la Finanza stoppa il traffico illecito di rifiuti speciali verso il sud est asiatico

Sequestrati beni a 21 aziende per un valore di oltre 6 milioni di euro e 54 persone, anche di origine cinese, arrestate in tutta Italia. È questo il risultato della operazione “Gold plastic” della Guardia di Finanza di Taranto nel settore del traffico transfrontaliero di rifiuti speciali. L’operazione è stata realizzata in collaborazione con il personale dell’ufficio antifrode della Dogana. L’inchiesta è stata coordinata dalla Procura della Repubblica ionica prima e dalla Direzione Distrettuale Antimafia poi.

“Gold Plastic” ha interessato 13 regioni italiane. Tra gli arrestati c’è anche un tarantino.

Nel corso di oltre 2 anni di attività investigative, condotte anche grazie a numerose intercettazioni telefoniche e telematiche, le Fiamme Gialle di Taranto hanno ricostruito un traffico illecito di rifiuti speciali esportati dall’Italia verso diversi paesi del sud-est asiatico attraverso 1.507 container, per un quantitativo complessivo di circa 34milioni di chilogrammi, pari ad un illecito giro di affari dell’importo di oltre 6 milioni di euro.

L’ammontare del traffico illecito è stato determinato contabilizzando sia gli ingenti costi evitati per lo smaltimento dei rifiuti in siti italiani autorizzati e sia per i cospicui compensi percepiti “in nero”, anche su conti bancari esteri, per l’attività commerciale e di intermediazione dei rifiuti acquistati da italiani ad un valore irrisorio per container e rivenduti a clienti asiatici, per il recupero energetico, per un valore di 250 volte superiore.

In questo periodo, nel porto di Taranto e in altri scali marittimi nazionali, sono stati sequestrati oltre 2milioni e 600 mila chilogrammi di rifiuti speciali, pronti per essere illecitamente spediti su 114 containers.

La spedizione dei rifiuti speciali avveniva predisponendo falsa documentazione commerciale e doganale che riportava dati non veritieri sulla tipologia del materiale, il paese di destinazione e l’impianto di recupero finale, compromettendo la loro tracciabilità a tutela dell’ambiente.

Nella maggior parte dei casi i rifiuti speciali non erano stati preliminarmente trattati e potrebbero essere stati utilizzati come materia prima per la produzione di giocattoli, casalinghi, biberon e prodotti sanitari destinati alla commercializzazione sull’intero territorio nazionale ed europeo.

Nei confronti degli arrestati (tra rappresentanti di società che operano nel settore del recupero e riciclaggio di rifiuti speciali, spedizionieri doganali e agenti di compagnie di navigazione), sono stati principalmente ipotizzati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere transnazionale finalizzata all’illecito traffico di rifiuti e falsità ideologica in atto pubblico.

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Pubblicato il 6 dicembre 2011 su Cronaca. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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